L’immigrazione in Italia vista dalla Luna

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Rania
Cognome
Hun
Paese di provenienza
Motivo del viaggio
> > STORIA DAL FUTURO

E’ di seconda mano ma decolla in verticale e orizzontale. E’ la mia prima nave; spaziale, s’intende. Con lei ho fatto il giro del sistema solare in due giorni senza tamponare meteoriti. La porta si apre con un comando vocale. Basta pronunciare il mio nome metà arabo e metà cinese: Rania Hun.

Dev’esserci stata una regina con questo nome da qualche parte all’inizio di questo millennio. La storia antica però la conosco poco, da tempo non è più materia di studio e io mi sono specializzata nelle nuove tecnologie, specialmente quelle utilizzate per il ‘turismo spaziale’. Niente di serio, rassicuratevi: solo qualche giretto in navicelle che fanno la spola tra la Terra e la Luna che van molto di moda per i viaggi di nozze.
La partenza è tutta adrenalina, con il frastuono dei razzi che ti spingono in orbita e l’accelerazione che ti schiaccia contro il sedile, ma poi, quando vedi da lassù la Terra con tutti i suoi colori, capisci che ne è valsa veramente la pena…Poi, la navicella è piccolina, lo spazio interno in cabina è poco e quindi si può stare “vicini vicini”: ho letto pure che c’era un programma, nei tempi antichi, quando ancora usavano la televisione, dove questa espressione era assai frequente.
Insomma, il filone del “Dicono che sia molto romantico cenare a lume di candela guardando dall’oblò il cielo nero trapunto di stelle… se poi passa una meteora durante la prima notte pare siano assicurati felicità e benessere” ha portato fortuna a me e ai tanti ingegneri spaziali indiani che, grazie a questa idea geniale, sono arrivati ai vertici della NASA intorno agli anni 40.

L’organizzazione ce l’ho nel sangue. Quando mia nonna venne in Italia nel 2014 da un paese del medio oriente (mio nonno invece è venuto in Italia dalla  Cina) si era messa a lavorare per un’azienda che organizzava feste aziendali multietniche per le aziende che internazionalizzavano. La sua business partner era una ragazza marocchina che si era stancata di fare l’assistente del direttore generale del Louvre.
Ho letto una mail che si erano scambiate:parlavano di marketing multietnico e diverse management. Erano abbastanza all’avanguardia su quei temi. Le aziende che ci facevano dei ragionamenti sono cresciute e non licenziavano. Peccato per i visti di soggiorno che rendevano tutto molto più complicato. Ogni anno, infatti, mia nonna faceva la fila davanti a una cosa chiamata questura. Si presentava lì alle 5 del mattino per rinnovare il permesso di soggiorno. Pensa che oggi vado sulla Luna senza dover chiedere l’autorizzazione a nessuno.

Che tempi quelli dove vivevano i miei nonni. In Italia c’erano solo 5 milioni di immigrati e, nonostante ciò, c’erano persino tanti che si lamentavano per questo. Chissà che direbbero oggi che di immigrati ce ne sono 20 milioni.
Nelle aziende italiane incominciavano a lavorare le prime seconde generazioni, i figli nati in Italia degli immigrati: trovavano facilmente lavoro in quanto a 8 anni già parlavano le lingue straniere. La maggioranza delle sue amiche filippine e cinesi non nate in Italia faceva il mestiere della colf. All’epoca facevano pure le sanatorie straordinarie per permettere alle famiglie italiane di assumere una colf.

Qualcosa è iniziato a cambiare quando mia mamma frequentava le scuole medie negli anni 30 e si arrivò alla situazione che tante donne italiane disoccupate trovavano lavoro come collaboratrici domestiche presso famiglie filippine di seconda generazione.
Oggi, nel 2074, è tutto cambiato: i lavori che gli italiani e gli immigrati naturalizzati non vogliono fare sono affidati alle donne e agli uomini bionici. Si vede addirittura una marea di gente che fa la coda dal concessionario per scegliere e acquistarli: c’è chi vuole quello specializzato in cucina, c’è chi cerca quello che sa pulire i bagni, e così via. La comodità con gli esseri bionici è che non hai più problemi di permesso di lavoro o di soggiorno e altre stranezze burocratiche del passato.

Il sabato pomeriggio, mia mamma e le sue amiche andavano in piazza Duomo di Milano al McKebab. Un’azienda turca, dopo aver rilevato le quote di McDonald, kebabbizzò il mercato del fast food nel mondo. Sia chiaro, il Big Mac era rimasto, soltanto che si è trovato a fare la concorrenza con Big Keb nella lotta per conquistare il gusto dei clienti: il Big Keb era altrettanto ottimo e abbondante e in poco tempo finì per diventare il simbolo della catena e il prodotto di riferimento da considerare, quando i cosiddetti esperti volevano paragonare il costo della vita nei vari Paesi.

Pizza Hut fu comprata dai cinesi che la ribattezzarono Pizza Chu. La pizza più venduta si chiamava Starnuto. Un’azienda fondata da un imprenditore cileno creò un prodotto che non ti faceva starnutire al ristornate: infatti, ogni volta che partiva uno starnuto al ristorante ti portavano una pizza,appunto allo starnuto, anche se non la ordinavi. D’inverno facevano affari d’oro, mentre nei mesi estivi accendevano i condizionatori a pieno regime (all’epoca, non esistevano i vestiti termo-regolanti, come oggi) così gli starnuti arrivavano lo stesso.
Per fortuna, è arrivato l’imprenditore cileno a salvare i clienti di Pizza Chu dal continuo salasso.

Da un anno a questa parte ho cambiato lavoro. Sono diventata la manager di un progetto a me molto caro:la nascita del primo museo dell’immigrazione terrestre sulla Luna. Fino ad oggi solo un milione di persone ha lasciato la Terra nonostante la Luna offra numerosissime opportunità. Il mio compito è quello di raccogliere storie, immagini di tanti uomini e donne che hanno lasciato il pianeta Terra alla ricerca di una vita più tecnologica h 24 sulla Luna o che sono alla ricerca di lavori che gli uomini bionici non posono più fare.
Cerco anche degli oggetti, tipo un pezzo dell’astronave di famiglia, il primo meteorite porta fortuna, insomma, gli oggetti degli extra-migranti che rimandino a una fase personale della loro vita sulla Terra prima di sbarcare sulla Luna.
Come la mia prima navicella spaziale, la Migradora.

 

Martino Pillitteri
Informazioni su

Communications professional. Founder @migradormusuem #storytelling #marketing #diversitymanagement #creativewriting #Follow me @martinopoly

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