Tra due mondi sempre in compagnia di una scimmia

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Rudra
Cognome
Chakraborty
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Da quando sono nato ( in quel di Calcutta nel 1983) nella mia famiglia ho sempre avuto qualcosa di scimmiesco. Qualcuno dei miei parenti mi chiedeva sempre se avevo perso la coda, o dove l’avevo nascosta. Ebbene sì, lo ammetto: mi piaceva pensare di essere una scimmia; avevi grandi vantaggi nel saltare qua e là. Anche quando disubbidisci c’è sempre una carezza in arrivo.

La figura della scimmia è associata alla mitologia Indù, soprattutto la divinità Hanuman (la personificazione di saggezza, giustizia, onestà e forza), riconosciuta come una reincarnazione di Shiva, una delle una delle più importanti, più antiche e più complesse divinità indiane. Notate poi che Shiva si associa al mio primo nome “Rudra”, che non è altro che la parte danzante e distruttrice della divinità. La scimmia, invece, è una parte che costruisce con duro lavoro ponti attraverso oceani in una delle storie più importanti della mitologia indù, nel Ramayana (uno dei più grandi poemi epici della mitologia induista), e sposta anche montagne intere. Il mio animale preferito è proprio la scimmia. Mi sa che lo avevate capito ormai. Lo è sempre stata. Anche quando abitavo a Nuova Delhi, da bambino la cosa più divertente ed eccitante era l’arrivo ( che avveniva prima dell’inizio della stagione più calda e umida) delle scimmie vicino a casa mia. A 9 anni leggevo fumetti cinesi sul re scimmia che si ribellava contro l’imperatore di Giada del paradiso, un racconto della dinastia Ming. Per chi non l’ha letto posso solo dire che il personaggio Sun Wukong è il precursore del nostro odierno kung fu Panda!

A scuola, presso il Delhi public school, tanto per confermare lo stereotipo classico del bambino indiano che studia Gandhi, ci avevano insegnato che “La sola eccezione, alla vita priva di proprietà materiali, del Mahatma Gandhi, fu una piccola statua delle tre scimmie.” Le tre scimmie della mitologia giapponese Mizaru, coprendosi gli occhi, non vedeva il male. Kikazaru, coprendosi le orecchie, non sentiva alcun male. Iwazaru, coprendosi la bocca, non parlava del male. Insieme, le tre scimmie rappresentano il principio del “non vedere il male”, “non sentire il male” e “non parlare del male”.
Il concetto è quello di non far ‘entrare il male dentro di noi per poi non fare del male ad altri. Una massima che esiste in tutte le filosofie e che mi ha sempre accompagnato nella vita, anche se spesso mi sono fatto distrarre e mi sono allontanato dalla retta via…Qualche peccatuccio di gioventù l’ho fatto pure io.

Un giorno di marzo all’ età di 11 anni mentre giocavo in corridoio, mio padre entrò in casa presentandosi con una frase inaspettata: «cari miei ( riferendosi a mia madre e a me), fate le valigie che si parte. Destinazione Italia». Anche se non sapevo una cippa del bel paese, ero entusiasta di questa prospettiva. Agli occhi di quel bambino nato e cresciuto in India, l’Italia era un paese strano a forma di stivale. Mi divertivo a pensare come si facesse a vivere dentro uno stivale. Io mi sono fatto quella domanda la prima volta che vidi il mappamondo e poi tante altre volte. Oggi ho la risposta: si vive esattamente come si vive in quel paese a forma di Indonesia, America, Svizzera e India. In ogni posto ciò che conta è l’abilità di adattarsi e comprendere la cultura locale. L’Homo sapiens è una specie abbastanza omogenea… Mio padre, mia madre ed io passammo un’estate e due anni in Italia.

Abitavamo in una zona centrale di Milano. Frequentavo la scuola internazionale della capitale lombarda (baccalaureato internazionale) finché nel 1995 mio padre non venne trasferito dall’azienda nel sud- est asiatico. Rifaccio le valige e incomincio a girare tra Jakarta in Indonesia, Singapore, Bali per tre anni e mezzo. Ho visto posti meravigliosi e ho anche fatto una scoperta sconvolgente: Sandokan era malese. In Italia avevano tutti cannato pensando che questi fosse indiano, perché l’attore che lo interpretava,Kabir Bedi, era di nazionalità indiana. Ma no, amici e amiche:Sandokan è malese.

Al ritorno a Milano nel 1997 mi concentrai sullo studio.Volevo terminare la scuola internazionale il prima possibile. Mentre vedevo arrivare la meta, si fecero sempre più forti in me il concetto delle tre scimmie, la voglia di voler fare del bene ( yes, ho un lato altruista) e quel sogno di aggiungermi alla fila di dirigenti delle Nazioni Unite. Ho ancora intenzione di realizzare quel sogno e ci riuscirò, lo sento, magari sarà solo una piccola consulenza, ma ho intenzione di dare il mio contributo alle cause sposate dall’Onu. Finita la scuola feci l’esame d’ingresso all’università Bocconi (Economia e gestione). Dopo due anni di frequenza e di rette (salatissime) pagate, scoprì che quel percorso non faceva per me e quindi presi in mano le mie conoscenze e iniziai a insegnare e lavorare come traduttore e interprete all’ufficio direttissime del tribunale di Milano.

Quel lavoro non fu esattamente una grande esperienza nel campo della mediazione culturale, ma capii cosa significa fare un lavoro socialmente utile; utile per lo Stato si intende. Non passò tanto tempo per scoprire che i crediti (i pagamenti per essere chiari) dello stato italiano nei miei confronti, dopo fatto bene il mio lavoro, arrivavano entro 365 giorni e lo Stato si aspettava che io venissi a lavorare 3 o 4 volte alla settimana senza parlare di soldi per un anno intero.

Arrivò il momento di cambiare strategia e lavoro. Per i lavori socialmente utili come lo Stato ci penserò quando andrò in pensione. Metto allora a frutto le mie skill linguistiche e il mio infallibile network: la famiglia. Approdo alla scuola di lingue di mia madre e mi metto a insegnare inglese. Lavoravo con molte società di pubbliche relazioni. Le assistevo con la pratiche dei documenti in lingua inglese, poi insegnavo e traducevo. Proprio in questa fase professionale ebbi la possibilità di vedere da vicino vari crac finanziari, piani di marketing del settore del mega lusso, contratti nel settore difesa e anche cose divertenti come uno studio qualitativo sulle abitudini di possessori di cani, fusioni industriali fallite per conflitti culturali ( si, conflitti culturali amici miei.Con la cultura c’è chi mangia e c’è chi litiga) e molto altro ancora.

Nel periodo tra il 2001 e il 2007 andai a vivere anche due anni a Ginevra ma non fu una parentesi costruttiva nella mia vita (non imparai il francese, pur mangiando pain au chocolat ogni mattina) e quindi ho poco da raccontare a parte il fatto che bazzicavo spesso e con molto interesse nel palais des nations di Ginevra ed avevo l’opportunità di partecipare, organizzare, parlare e confrontarmi con il mondo delle ong del soccorso, frequentare corsi universitari sul disarmo ( anche se noto che l’armamento delle armi e dei conflitti è in grande ascesa) e interagire con le organizzazioni giovanili dell’ONU.

Al ritorno da Ginevra conclusi una laurea in comunicazione all’università Iulm di Milano e feci anche un master in comunicazione internazionale sempre allo Iulm che mi portò a vivere a Washington a lavorare presso una lobby e vedere il mondo dall’ alto con la Casa Bianca sullo sfondo. Fa un certo effetto vedere la gente quando dici che che fai il lobbista. Non hanno mica una buona reputazione. Mi sa che lo tolgo dal mio resume. Era invece molto interessante vedere come le decisioni locali sul territorio italiano venivano influenzati da poteri internazionali……ma che internazionali signori miei! il fattore influence era il dollaro americano.

E qui tornarono prepotentemente le tre scimmie, perché anche se non ho mai posseduto tre scimmie, ne ho sempre avuto con me una, Iwazaru, la mia scimmia che si copre la bocca e che si può vedere tra le foto nella gallery. E negli USA ho visto cose che voi umani… beh diciamo che ho visto una realtà di successo, potere e di denaro che hanno scosso la parte umanista e idealistica in me. Fu la presenza di Iwazaru a cambiare qualcosa e farmi decidere di tornare in Italia nel ottobre 2011.
Il mio american dream era sepolto, ma non essendo un grande fan degli Stati Uniti ( studiando la storia moderna non mi sento proprio una ragazza pom pom per i valori americani) e sicuramente non quanto i miei compaesani indiani per i quali gli Usa rappresentano il sacro graal, atterrai di nuovo a Malpensa felice e sicuro di poter costruire ancora tante cose in Italia. Pensai anche di prendere la cittadinanza italiana, ma non ho ancora agito.

Nel 2011, al mio ritorno, dopo una settimana iniziai a lavorare in una società di pubbliche relazioni oggi nota come “Evolution People” seguendo clienti nel settore retail e pharma. Sempre lo stesso anno è nata una collaborazione professionale con una società di consulenza manageriale nel campo bancario. Mi occupo ancora di creare database per i controlli anti-riciclaggio e nel resto del tempo lavoro come consulente per le relazioni esterne e headhunter in una società di risorse umane multiculturali. Bonboard srl è la prima società in Italia che si occupa di risorse umane multiculturali e recluta talenti di seconde generazioni e persone con spiccati doti culturali e professionali per società italiane volte all’internazionalizzazione.

Nel tempo che rimane, poco, insegno le regole di diplomazia e di procedure per le conferenze alle nazioni unite ai ragazzi delle scuole italiane collaborando con l’associazione diplomatici. Molti considerano che il mio percorso professionale sia frammentato e senza una meta precisa. Ma è proprio quello il valore aggiunto. Il mio punto di forza è quello di aver fatto esperienze in ambienti culturali, organizzazioni professionali e nazioni diverse confrontandomi con dinamiche e competenze che spaziano dalla comunicazione aziendale, ai processi di reclutamento, ai piani strategici internazionali e alle pubbliche relazioni. Sono stato in movimento, non mi sono mai fossilizzato su un settore o un business particolare. Penso più a creare qualcosa di nuovo che a portare troppo in avanti qualcosa di vecchio. Infatti da quest’anno la nuova avventura è un’applicazione da viaggio per il mondo del turismo (www.tripsnote.com) in cui mi occupo della comunicazione.

La carica e la poliedricità dentro di me derivano dalla forza della scimmia! Fu proprio uno sguardo alla scimmia il giorno 4 luglio 2011, il giorno dell’indipendenza negli Stati Uniti a segnalarmi che era ora di tornare in Italia per me. Ero arrivato al limite della sopportazione. Non tolleravo più che il mio capo non perdeva occasione per sputare fango sull’Italia e gli italiani. Ma è un’ Italia diversa rispetto a quando ci sono arrivato la prima volta. All’ufficio postale vicino a casa mia ci sono più cingalesi che italiani. Sul bus 95 di Milano a certi orari sono tutti extracomunitari. E poi con la parabola mi sparo dei weekend a base di film di bollywood e partite di cricket con mia madre che cucina cibo indiano e tiramisù. Iwazaru è sempre con me. Da Jakarta, a Ginevra, il centro di Milano, Washington, Milano sud vicino a Baggio, la mia scimmia non mi ha mai abbandonato. In questo momento mi osserva mentre scrivo. E’ sul microwave della mia cucina. Mi fa ricordare che è ora di scaldare la cena. Che faccio: riso al curry o una bella lasagna? ..thats amore..dubbio atroce.

Martino Pillitteri
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