Quel loop che non mi permette di occuparmi del mio look

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Sonila
Cognome
Lulay
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Sono partita dall’Albania il 31 agosto 2001. Avevo 19 anni. La temperatura era sui 23 gradi. In mano tenevo una valigia verde e una borsa. C’era con me la mia famiglia. Erano contenti per l’avventura che mi aspettava e non erano preoccupati. Sapevano che la loro figlia è una tosta determinata a raggiungere i propri obiettivi.
Mi sono imbarcata su una nave che ha fatto la traversata dell’Adriatico da Valona a Bari. Dalla capitale pugliese ho preso il treno e sono giunta a Roma. Quel giorno indossavo un paio di scarpe da ginnastica grigie, pantaloni di cotone neri e una t-shirt beige.

Ho scelto l’Italia perché era il paese giusto per completare il mio percorso scolastico.

Mi iscrissi alla facoltà di Scienze Sociali alla Sapienza di Roma. Avevo vinto una borsa di studio. Prima di iniziare i corsi ho fatto anche il test della lingua italiana. E’ stato un gioco da ragazzi passarlo. La parlavo già abbastanza bene. La tv italiana è stata la mia prima insegnate di lingua. Conoscevo i palinsesti di canale 5 e Italia 1 a memoria. Lo slogan “Italiaaa Uno” praticamente l’ho inventato io.

Sono cresciuta a suon di festival bar e di spettacoli di Fiorello. Per rimanere al corrente della situazione economica e politica, guardavo anche i talk show politici.
In famiglia siamo in 5. Ho una sorella che attualmente è in Albania e un fratello che vive a Roma.
Sono venuta in Italia con l’intenzione di rimanerci. Il bello è che non ci ero mai stata prima. Ma a furia di guardare la tv mi sentivo un po’ italiana pure io.
Un anno e mezzo dopo l’iscrizione all’Università ho iniziato a fare i primi lavoretti come promoter e hostess. Invece, in università, lavoravo nella biblioteca dell’istituto. Non avevo tempo libero, mi sono data da fare,non volevo pesare sulla mia famiglia.

I primi 6 mesi sono stati difficili. Stavo in casa con altri albanesi che vivevano lontano da Roma. Uscivo alle 7 e tornavo a casa alle 23 tutti i giorni. Non avevo privacy, nè tempo libero.

Dopo la triennale mi sono iscritta alla specialistica. Ho fatto anche un master in risorse umane che era l’area in cui mi interessava lavorare. L’ho fatto in uno istituto privato frequentando e studiando il fine settimana durante il primo anno della specialistica.
Finito il master ho trovato uno stage presso un agenzia di lavoro interinale. Dopo lo stage, un collega ha dato le dimissioni ed sono stata scelta per sostituirlo. Nel 2008 sono stata assunta a tempo indeterminato.

Nel 2011 decisi di venire a Milano. Avevo bisogno di nuovi stimoli, volevo misurarmi con nuove sfide. Chiesi il trasferimento e fui accontentata. Tre mesi andai a lavorare presso una multinazionale che si occupa di consulenza presso la quale faccio ricerca e selezione. In pratica cerco persone da assumere. Nessuno si scandalizza o si sorprende di vedere una ragazza albanese dall’altra parte della scrivania a fare domande e a fare la parte di quella che ha il “coltello per il manico”. I giovani professionisti che si presentano a un colloquio da me hanno generalmente fatto stage o esperienze professionali all’estero. Per loro è normale confrontarsi con non italiani. Diciamo che ho aumentato il tasso di globalizzazione all’interno della struttura, e la cosa fa piacere a tanti candidati che si trovano a loro agio in un ambiente internazionale. Insomma, faccio pubblicità indiretta alla mia azienda.

Il mio ufficio è in centro a Milano. Lo divido con 5 colleghe italiane. Loro non mi considerano una straniera che vive in Italia. Si rapportano con me come collega in ufficio e come amica fuori. Sono molto professionali. Per farle ridere, faccio dell’auto ironia con frasi del tipo:” io sono quella che sono venuta con il gommone e faccio più shopping di voi“.

Il design dell’ufficio è moderno. I rapporti sono molto formali. C’è un dress code molto professionale. I mie colleghi sono tutti laureati, in molti hanno master e PhD.

L’Albania non mi manca particolarmente. In Italia sto benissimo ma mi vedo anche in altri posti in futuro. La mia fortuna è di aver incontrato persone che hanno cercato di capirmi. Mi hanno dato positività, ottimismo, mi hanno aiutato a superare le difficoltà. E’ stato in Italia che ho trovato il mio mentore.

Peccato che non ci siano persone che cerchino di capirti all’interno della burocrazia italiana. Per rinnovare il permesso di soggiorno faccio code di sei ore.

Sono abbastanza fanatica dello shopping. Sono anche patita della cucina italiana. Ormai sono talmente in sintonia con l’Italia che non guardo neppure la tv albanese. Mentre all’inizio avevo solo amiche albanesi, ora ho parecchie amiche italiane e di altre nazioni.

In Italia, oltre a diventare una lavoratrice professionale e competitiva, ho imparato a non prendermi troppo sul serio. Mentre in Albania ero abbastanza sulle mie, riservata, abbottonata, formale, schematica,inquadrata, qui piano piano mi sono lasciata andare, prendo la vita con filosofia, rido, scherzo, sono più spensierata, insomma mi godo la vita.
Vedo l’Albania con gli occhi diversi da quando sono partita. La vedo con una dimensione pluri-cultuarale, nel senso che mi rapporto con essa non più da albanese ma da donna che ha assorbito altre culture, linguaggi, e che ha imparato dalle esperienze di uomini e di donne che vengono da altre nazioni. Quando vivevo in Albania non avevo mai lasciato il mio paese. Da quando sono in Italia ho viaggiato in tanti altre posti. Mi sono rimaste nel cuore Barcellona e Istanbul.

Se non fossi venuta in Italia credo che avrei avuto una vita comoda ma noiosa, fatta di routine. Il solito percorso di ragazza: caffè con le amiche, parrucchiere il sabato, la passeggiata nei mall, fidanzamento, matrimonio. Per dirla con Prevert ” la vita con il cimitero”.
Qui invece sono entrata in un loop di attività frenetiche sociali, lavorative, di formazione, di viaggi, di attività culturali (musei e mostre) che non mi consentano neppure di fare piani a breve termine. Non sono neppure in grado di pianificare un appuntamento dal parrucchiere. Sono praticamente entrata in un loop che non mi permette nemmeno di occuparmi del mio look.

Martino Pillitteri
Informazioni su

Communications professional. Founder @migradormusuem #storytelling #marketing #diversitymanagement #creativewriting #Follow me @martinopoly

Pubblicato in Albania, Studio Taggato con: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Current ye@r *