Il volontariato cambia la vita

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Mouhib
Cognome
Abdelilah
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Sono nato nel 1970 a Casablanca. Ho 8 fratelli e sorelle. Nonostante la mia provenienza, ho vissuto più in Italia che in Marocco. Ho lasciato il mio paese quando avevo 18 anni dopo aver finito le scuole superiori. Da ragazzino sognavo di fare il professore di matematica. Ero bravo con i numeri.

Ho scelto l’Italia perché ci abitava già mia sorella. Sono partito l’11 di luglio del 1988. Non saprei dire con esattezza perché ho lasciato il Marocco. Diciamo che sono venuto in Italia per curiosità, senza scopi o piani particolari. Ci sono arrivato in aereo. Avevo con me solo una mezza valigia.

All’aeroporto di Casablanca mi aveva accompagnato mia fratello maggiore. Ad accogliermi all’aeroporto di Linate a Milano c’era invece mia sorella. In testa tanti dubbi, tante preoccupazioni, ma anche tanta curiosità. Lasciare il proprio ambiente e i propri cari è una decisione che non si prende facilmente. Io non avevo la necessità impellente di lasciare il Marocco. Ho seguito il mio istinto. Mi sono lasciato prendere dalla sfida di confrontarmi con una nuova realtà.

Sono stato subito fortunato. Ho trovato un lavoro in un ristorante in corso Buenos Aires a Milano una settimana dopo il mio arrivo. Facevo il lavapiatti. Dopo mi sono spostato nel comasco. Trovai un lavoro come carpentiere in un’azienda di Erba, assunto a tempo indeterminato. Nel 1995 sentii forte il richiamo del Marocco. Dopo 7 anni nel mio paese di origine, decisi di tornare in Italia. Appena rientrato trovai un lavoro presso la società Sda “corriere espresso”.

Dopo tanto ricevere dalla fortuna, era arrivato il momento di dare. Il 2003 è l’anno della grande svolta sia umana che professionale. Il mio mondo e le mie attività giornaliere cambiano radicalmente. Incomincio a lavorare presso la fondazione Fratelli di San Francesco a Milano. Assistevo le persone in difficoltà, quelle senza cibo, senza dimora, quelli che morivano di freddo. Ho trovato quel lavoro tramite un amico che mi aveva introdotto a Padre Clemente. Il lavoro mi piaceva moltissimo. Dopo tutto aiutavo le persone. Una passione, quella dell’occuparmi degli uomini e delle donne in difficoltà, che ho sempre avuto. Per la fondazione lavoravo come operatore notturno. Accoglievo e mi occupavo di uomini e donne senza dimora che si presentavano al nostro centro accoglienza. Ero felice di poter rendermi disponibile per gli altri.

Nel 2006 cambio organizzazione professionale rimanendo però nel settore dell’accoglienza e del volontariato. Entro nel mondo di Progetto Arca, una fondazione che soccorre senza discriminazioni ogni persona bisognosa e la aiuta a riscattarsi.

Le prime persone di cui mi presi cura erano due rifugiati dall’Etiopia. Poi mi sono occupato di anziani, andavo nelle case popolari, gli sbrigavo le commissioni, o gli facevo compagnia. Attualmente faccio i turni di notte in uno dei nostri centri. Diamo da mangiare, da dormire, li laviamo e li educhiamo alle regole della società civile italiana. Ogni sera, dalle 20:30 in poi, le porte di progetto Arca accolgono chi non ha una casa ed è alla ricerca di un posto caldo e confortevole dove dormire.

Spero di fare questo mestiere per tanto tempo ancora.

Se non fossi venuto in Italia oggi avrei un lavoro presso la società di mio padre. Ma avrei sempre trovato il modo di dare una mano a chi ne ha più bisogno anche come semplice volontario senza essere pagato. La vocazione verso il prossimo non mi abbandonerà mai. Consiglio vivamente a tutti gli immigrati di trovare il tempo per impegnarsi nel volontariato. Cambia la vita degli altri e la tua, ti dà delle grandi soddisfazioni e favorisce il processo di inserimento nella società italiana. Da qualche anno stanno aumentando le associazione di immigrati che lavorano nel sociale. Presso Progetto Arca onlus ci sono altri migranti che lavorano con me.

Visitare le case degli anziani è stata l’esperienza più toccante della mia carriera. Vi andavo anche fuori orario o durante il weekend quando non ero in servizio.

Ho notato e ne sono felice, che agli italiani fa veramente piacere constatare che un uomo di un’altra cultura, un marocchino, svolga questo lavoro con tanta passione e dedizione. Una signora mi ha detto che mi considera come un figlio e alcuni anziani hanno organizzato uno sciopero della fame perchè continuassi a occuparmi di loro.

Fotografie di Stefano Predelli

Fondazione Progetto Arca onlus

Martino Pillitteri
Informazioni su

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