Tutto grazie a mia madre

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
kateryna
Cognome
Sikhno
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Essere una donna ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Essere una madre è meraviglioso e comporta molte responsabilità. Ma essere una donna, madre, ucraina, appena 27enne, in un paese straniero, è una sfida. E io posso provare a raccontarla. Perché la figlia, bambina di appena 6 anni, arrivata con quella donna in Italia, sono io.

Kateryna Vitaliyvna Rossi Sikhno, due nomi e due cognomi, di cui uno mi tiene legata al passato e uno mi proietta verso il futuro. Sono nata il 23 aprile del 1991 a Kryvyj Rih (tradotto significa “corno storto”), in Ucraina. Studio Giurisprudenza a Bologna, in una casa con altri 5 splendidi coinquilini. Ho –quasi- 23 anni e da 17 anni vivo a Riccione, la conosciutissima città dello spasso.

Sono cresciuta “cullata” dalla forza di mia madre, davanti a tante difficoltà e in una realtà nuova e bellissima. Io la vedevo bellissima. La sensazione di quando entri in una gelateria per la prima volta, e hai visto solo gelati confezionati per tutta la vita, è unica. E una bambina (io) non può fare altro che rimanere incantata. È quello che provavo. Ho vissuto tutto con una curiosità vorace che ricorderò per tutta la vita, e che ancora mi accompagna nelle mie esperienze.

La mia strada verso lo studio della legge italiana è stata fondata su determinati episodi. Essere in un paese di cui non si sanno le regole ti fa perdere la concezione degli eventi che ti succedono. Ti fanno smarrire. E spesse volte ho provato quel tipo di impotenza che ti fa sentire ignorante. Ma non è mancanza di intelligenza, ma mancanza di informazione. L’Italia è tutto un “atto”, per fare ogni cosa vi è un susseguirsi di procedure. Dopodiché ci sono le autorizzazioni, e una volta ottenute quelle devi stare in allerta: perché ci sono i relativi controlli. E più non conosci il campo, più difficile risulta gestire la burocrazia che ti circonda.

Solo un esempio. Mia cugina si è dovuta iscrivere alle scuole superiori. Ma la madre non aveva ancora il codice fiscale. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, nessuno sapeva che cosa fosse. Il mio intervento è stato utile nel completare alcune procedure, ma solo grazie all’intervento di una gentile signora della segreteria la sua iscrizione è stata approvata.

Nella vita bisogna apprezzare le persone che ti vogliono aiutare. Ma come si fa a valutare la sincerità delle persone intorno a te? Di chi ci si può fidare? Ma soprattutto, bisogna rinunciare ad essere rispettati?

A queste domande si può rispondere soltanto con l’esperienza. Credere nella buona volontà delle persone e rischiare. Buttarsi e sperare: alcune volte ti fai degli amici preziosi e dei compagni fedeli. Altre volte hai meno fortuna, ma ahimè fa parte della strada che si è scelto di percorrere. E bisogna provare tutto, anche a fare l’impossibile e impegnarsi al massimo. Ricrearsi e crescere.

Mia madre ha iniziato così. Ha fatto la domestica, la baby sitter, la badante, la lavapiatti e la traduttrice. Ha lavorato in un’agenzia per poi aprire lei stessa un’attività similare. Senza troppi aiuti, alcune volte con quelli sbagliati. Eppure ci è riuscita, a creare la sua attività dal niente. Ora ha dipendenti e un ufficio con segretaria. Un cane, un gatto, una figlia che studia Giurisprudenza e un figlio nato dal secondo matrimonio. Sembra una scalata abbastanza lineare. Ma c’è sempre qualche sgambetto.

Una donna può rimanere affascinata da un mondo come quello della realtà italiana: molte comodità in più, una buona dose di varietà, una vita con delle prospettive, con un futuro. E’ una battaglia tra quello che hai lasciato: la tua famiglia e le tue amicizie; e un mondo vivo e con tanti volti nuovi. E anche con uomini. Che ti danno attenzioni.

Un uomo –Italiano con la I maiuscola – vede qualcosa nelle donne dell’ Est di passionale e persuasivo. Perché sono venute in Italia, da un paese straniero? Vanno apprezzate o compatite? Vanno rispettate o forse non sono all’altezza di esserlo? Ognuno probabilmente dà una serie di risposte alternative, che influenzeranno il rapporto da intraprendere con queste.

Senza dilungarmi troppo sulle esperienze di mia madre, che sono state comunque molto vissute. Inizio con il capire determinati aspetti della vita di relazione. Che cosa vuol dire conoscere e farsi conoscere. Ho ricevuto affetto dai compagni di mia madre, mi sono affezionata ad alcune persone che si sono rivelate dei leoni affamati e che mi hanno portato a diffidare di tutta la categoria maschile. Ho capito che con la crescita i tipi di attenzione cambiano, soprattutto dai coetanei. Ma l’atteggiamento di molti rimane lo stesso. La considerazione e il rispetto è qualcosa che leggi negli occhi; e al massimo lo capisci dal primo scambio di battute.

Ho sempre invidiato le mie amiche durante le festività: gli eterni pranzi di famiglia; i problemi del nonno e la guida della nonna. E in quei momenti che vedi un buco nella tua realtà. Ma quando qualcuno mi chiede:”Vuoi rimanere qui in Italia?”. Per me la risposta è abbastanza scontata. Certo che ci voglio rimanere. Dopo essermi formata e creata in un mio non-paese, voglio creare qui la mia famiglia e la mia storia. Poi, i miei figli, saranno liberi di scegliere se seguire l’esempio della madre o della nonna. E gli verrà riportata tutta la storia, allegando vittorie e vendette. Perché quando una persona ottiene qualcosa, riceve anche una sorta di vendetta dalle persone che speravano di arrivare a quello stesso risultato. E nessuno valuta mai l’impegno.

L’appartamento dei miei nonni, dove sono cresciuta, ritorna nei miei sogni moltissime volte. Insieme a quelle sensazioni che vivi da bambina e che ti rimangono impresse per sempre. Mi mancano quelle sensazioni, sono curiosa di riviverle ancora e ancora.
Sono tornata in Ucraina altre volte, ho osservato come la mia città cambiava e come la modernità si è imposta: prima sono comparsi i primi negozi, i supermercati hanno preso il posto dei mercati all’aperto; poi bar e ristoranti hanno preso il posto di chioschi e le strade sono diventate più percorribili. Ma le persone che si svegliano la mattina e portano sulla strada i prodotti dell’orto (o della dacha: un pezzo di terra coltivabile che quasi tutte le famiglie hanno) ancora si vedono, come il venditore ambulante di sigarette e fiammiferi. E’ meraviglioso come nonostante gli influssi della modernità, ci sono ancora persone che mi ricordano come sono stati i miei primi anni di vita.

Per tornare un’ultima volta sulla vita di mia madre, che per me continua ad essere un esempio da seguire, si è sempre adoperata per non farmi mancare niente. E sono cresciuta con una figura materna che mi ha fatto anche da padre. Ma ho anche visto le difficoltà che ha vissuto e dalle piccole cose. Dalla lavatrice non concessa per rate perché senza cittadinanza italiana. Dal trattamento ricevuto ogni volta che si andava a rinnovare il permesso di soggiorno. Le occhiate diffidenti di chi per ‘Russa’ intende ‘Approfittatrice’. Crescendo ti rendi conto della portata dei problemi e cerchi di aiutare, di inserirti nel mondo degli adulti, di ricambiare quello che si è ricevuto.

Ed è il percorso che ho scelto, quello di stabilizzare la mia vita in base a quello che voglio da me stessa e a quello che desidero per il mio futuro. Continuando a stare accanto a mia madre e a cercare di aiutarla nel massimo delle mie possibilità.
Perché poter contare veramente sulla proprio famiglia sarà la cosa più scontata e comune, ma è la cosa più naturale che si possa fare.

Martino Pillitteri
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