Nato in Libano, futuro medico, attualmente senatore

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Patrick
Cognome
Tayoun
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Ricevo 200 email al giorno, il telefono squilla sempre. Corro come un matto sette giorni su sette. Non sono un manager e non ho un lavoro fisso. Quello che mi rende veramente occupato dalla mattina alla sera è la vita da Senatore accademico presso l’università dell’Insubria di Varese. Un ruolo che ricopro da 5 anni dopo aver vinto le elezioni per la rappresentanza studentesca della mia università. Non male per un ragazzo libanese nato 27 anni fa a Zgharta, vicino a Beirut. La mia città ha dato al Libano due presidenti. Io ho dato alla mia città adottiva, Varese, un senatore accademico libanese. No sarà uno scambio alla pari, ma ci sono le basi per un futuro gemellaggio.

Già Varese.Quanti pregiudizi su questa città e la sua gente. Dicono che sia poco accogliente. Vi garantisco che non c’è nulla di più falso. E’ una città esigente, questo si. Qui bisogna correre. Quando un varesotto impara a conoscerti, questi ti apre la casa, ti dà fiducia. Gli italiani che conosco a Varese ti danno tutto.

Qui ho imparato ad andare sempre avanti, a non mollare mai. Qui posso permettermi il beneficio dello sbaglio ( in buona fede) e della sconfitta. In Libano quando fai un errore o sbagli sei fuori. In Italia puoi contare su una seconda chance. Sempre in Libano, quando litighi con una persona si arriva alla rottura definitiva anche per degli screzi insignificanti. In Italia si litiga ma poi si va a cena insieme.

Prima di mettere le radici a Varese, ho fatto scalo a Milano. Arrivai nella capitale lombarda il 31 agosto 2005. Avevo già un fratello che viveva in città. Il mio obiettivo era fare il test di medicina.

Il giorno della partenza avevo con me una valigia di 20 kg e un’altra di 10. Il mio umore? Positivo, aperto alle novità e alle sfide. Perché medicina? Forse perché sono cresciuto a Beirut. Quando esplodeva una bomba vedevo dei dottori che andavano a soccorre i feriti per strada rischiando la loro vita. Sono esempi e immagini che mi sono rimaste sempre dentro. Le sensazioni che provi in quei momenti te le porti dentro per sempre.

Arrivo a Milano. Trovo un albergo in piazzale Loreto. Ci sto solo una notte. Due giorni dopo faccio il test di italiano presso l’università statale. Il 4 settembre faccio il test di medicina. Purtroppo non ero nella graduatoria di Medicina. Sono fuori. Non mollo. Ce ne vuole per scoraggiare un giovane libanese. Mi prendo una piccola rivincita con chimica farmaceutica presso la Statale di Milano. Contemporaneamente scrivo a tutte le università italiane informandomi sui posti vacanti presso le graduatorie libere. Il 26 ottobre ricevo una telefonata dalla segreteria dell’Insubria di Varese. Mi dicono che c’era un posto disponibile e di presentare la domanda per la graduatoria. Corro da loro e faccio la domanda. Davanti a me ce n’erano 50. Il 27 ottobre si riunisce la commissione. La mia domanda viene accettata. Mi arriva una telefonata dalla segreteria, mi dicono di presentare l’iscrizione entro 24 ore altrimenti avrei perso il posto. Poteva entrare solo uno studente. Dopo due ore ricevo una telefonata dall’università di Trieste, poi mentre stavo facendo l’iscrizione all’Insubria ricevo una chiamata dalla Sapienza. Ma ormai avevo deciso: vado a Varese.

I primi tempi abitavo in un collegio universitario a Milano. Facevo il pendolare Milano- Varese. Mi alzavo alle 5.30 e tornavo a Milano alle 21. L’ho fatto per due anni. La fatica era tanta. Non riuscivo a continuare con quel ritmo. Per cui lascio Milano e mi trasferisco a vivere a Varese al collegio de Filippi. Trasferendomi a Varese ho incominciato a frequentare amici italiani.

Piano piano incominciavo a guardare l’ateneo con occhi diversi, più attenti. Io amo l’Insubria ma non posso far finta di non vedere che ci sono delle cose che non funzionano. La rappresentanza studentesca è la stessa da 10 anni. Era ora di intervenire. Decisi di formare una lista e di candidarmi alle elezioni per la rappresentanza studentesca dell’università puntando sul fatto che l’ateneo doveva essere più inclusivo, più dinamico, più attento alle piccole esigenze degli studenti, più combattivo ( contro le ideologie di qualche professore). Ero l’unico straniero capolista.
Le elezioni si tengono ogni due anni. Nella lista ci dovevano essere 48 studenti. Ho dovuto cercarli uno ad uno in tutti i corsi e in tutte le facoltà. Stiamo parlano di 5 anni fa. La lista si chiama Varese Studenti. Ho fatto fare il logo dal migliore grafico di Varese, Andrea Benzoni. Ho utilizzato le icone di Varese. Oltre alla mia c’era un’altra lista, quella uscente. E c’era anche la lista del blocco studentesco che sì è ritirata all’ultimo momento appoggiando la mia. La mia lista vince le elezioni. Su 48 seggi ne abbiamo vinti 45. Avevo fatto fatto una vera campagna elettorale, incontrato gli studenti in tutti i corsi dal primo all’ultimo anno. La gente vedeva in me una grossa novità. L’ex magnifico rettore ci aveva dato anche il permesso di entrare nelle aule.

Durante il primo giorno di voto le cose non andavano bene. Gli studenti non andavano alle urne. La sera organizzai un incontro per muovere le acque. Il giorno dopo andai nella Chiesa dell’università, feci una preghiera, guardai la Madonna e dissi: se è per il mio bene fammi vincere, se non è per il mio bene fammi perdere. Torno all’università e non riesco ad entrare. C’erano un sacco di studenti in coda che stavano votando per la mia lista. Se ci penso adesso mi vengono i brividi. Fu un grande onore aver vinto ed essere stato il primo studente straniero eletto nel Senato Accademico all’Università dell’Insubria di Varese. Il 17 maggio andai dal Papa Benedetto in udienza. Sentivo che dovevo ringraziarlo.

Iniziai così una nuova vita, rappresentante della facoltà di medicina e Senatore accademico. In due anni abbiamo sviluppato un ottimo rapporto con il rettore. Abbiamo inciso sulla mensa, sugli autobus, sulla navetta che dalla stazione porta gli studenti gratis all’università, sul collegio universitario, sulla qualità delle classi. Arrivano ancora le urne. Dobbiamo votare un gruppo di studenti che saranno incaricati di votare il nuovo rettore. Ne ho candidato 70. C’erano tre candidati rettori. Ha vinto quello su cui avevamo puntato.
Dopo la sua elezione cadono le vecchie liste e dobbiamo rifarle ancora. Ne faccio uno mia e vinco anche questa volta. Ma era giunto il momento di guardare anche fuori Varese.

L’anno scorso mi candido e vendo eletto Rappresentante degli Studenti presso il Comitato di Coordinamento Universitario della Regione Lombardia, insieme ai Rettori degli Atenei lombardi e al Presidente della Regione. Un altro impegno che riempie la mia giornata: sveglia alle 7, colazione, studio, riunioni e incontri con gli studenti. Se salto una lezione o un corso per via della rappresentanza, dovo rifare il corso. Se c’è una lamentela me la devo prendere in carico. Anche sabato e domenica.

Ho bisogno di un altro telefono. I miei genitori quando mi chiamano dal Libano (mi) trovano sempre occupato.

Martino Pillitteri
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