Lasciatemi reppare, sono un senegalese vero

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Demba
Cognome
Sarr
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

«Fai le valigie che domani vai in Italia» mi dissero i miei genitori una sera di 21 anni fa nel salotto della nostra casa a Dakar.

Senza preavviso, senza ripensamenti, senza una discussione, senza una minima idea su cosa (e come) avrei affrontato, il giorno seguente varcai la porta di casa con le valigie in mano. Ma la direzione era quella della Costa D’avorio. In Italia ci sarei arrivato un anno dopo con un visto da business man.

Questo passaggio sembra un pò paradossale ma è veramente accaduto. Mi dicono di andare in Italia in quattro e quattr’otto, poi faccio scalo in Costa D’Avorio per anno intero ad aspettare il visto e combinando nulla o quasi. Poi, un giorno, era aprile 1994, quel visto arriva. Mi presento all’aeroporto della capitale vestito come un prestigioso uomo d’affari che accompagnava in Italia un imprenditore della Costa D’Avorio. La mia valigia, per dare enfasi al personaggio di uomo di successo, conteneva completi e cravatte. Sono atterrato a Roma e poi mi sono diretto verso Napoli in treno.

Lascio alle spalle i miei genitori, 5 fratelli e 4 sorelle. Arrivo in Italia senza conoscere la lingua, la cultura,la storia ma con la voglia di combinare qualcosa nella vita, mandare soldi a casa e valorizzare il mio amore per la musica, passione cha ha timbrato il mio nome d’arte: MC DOKHA.

Sono nato nel 1973. Non ho avuto un infanzia tranquilla. Sono cresciuto in una famiglia poco agiata. Mia mamma non ha mai lavorato, mio padre faceva l’artigiano. Io sono nato a Dakar però sono di origine walo walo. Ho studiato fino al liceo. Il mio sogno era quello di diventare musicista, però i miei genitori si sono opposti perché in Africa ci sono delle razze che devono fare musica ed altre razze che devono fare altre cose.
I miei cantanti preferiti erano Bob Marley e Youssou N’Dour. Ho avuto il piacere di conoscere personalmente N’Dour. È stato un incontro casuale in uno studio musicale. Stava bevendo il tè africano nel suo studio. Gli diedi il mio cd, lui mi rispose che l’avrebbe ascoltato e che mi avrebbe fatto sapere se gli piaceva. Poi non si fece più vivo.

A Napoli mi aspettava mio fratello che lavorava in un negozio di bigiotteria. Se non fosse stato per la presenza di mio fratello, la destinazione finale non sarebbe mai stata l’Italia. A Napoli ci rimango per 6 mesi. Vendevo oggetti e prodotti che mi procurava mio fratello. Non è stata dura perché mi appoggiavo a lui che era ben piazzato.

Dalla Campagna mi sposto al Nord, precisamente a Vicenza. Mio fratello aveva degli amici i quali mi diedero una mano a trovare un lavoro e un posto letto dove pagavo L. 200.000 al mese, 100 euro di oggi. Dopo solo due settimane ho cominciato a lavorare nel settore della conceria.
A quei tempi si guadagnava bene, riuscivo a mantenermi e mandare anche soldi a casa. È stato anche un periodo dove mi sono divertito, me la sono spassata, e ho anche dedicato tempo alla mia passione, la musica.
A Vicenza c’era la base Nato dove lavoravano tanti giovani americani di cui molti erano miei amici.

Sempre a Vicenza formo il mio primo gruppo musicale con altri ragazzi. La band si chiamava International Flow. Era composta da due ragazzi americani, due senegalesi e una ragazza inglese. Poi ho conosciuto dei ragazzi senegalesi che vivevano a Milano e che mi hanno convinto a a trasferirmi in Lombardia con la prospettiva di dedicarci alla musica full time e in modo professionale. Era il 1999. La band si chiamava Les Ambassadeurs. L’avventura è durata dal 1999 al 2006. Oltre a suonare per locali e centri sociali, abbiamo prodotto due album. C’erano canzoni in italiano, senegalese e francese. Cantare in questo gruppo era diventata la mia professione, un impegno che mi assorbiva full time.

In questi anni ho anche incontrato una ragazza italiana che è successivamente diventata mia moglie e che mi ha dato due bambine: Sofie (8 anni) e Awa (10 anni). Da 2007 oggi ho un lavoro stabile presso una società di trasporti.

Di giorno lavoro mentre il sabato e la domenica suono in giro per Milano. Sto anche facendo dei corsi per diventare agronomo. In prospettiva futura probabilmente potrei anche sviluppare un’attività in Senegal nel settore dell’agricoltura. Con questo non vuol dire lasciare l’Italia. Potrei lavorare qualche mese in Senegal e qualche mese in Italia. Il periodo più brutto della mi avita in Italia è stato quando non riuscivo a guadagnare abbastanza per mantenere me stesso e soprattutto non ero in grado di inviare soldi alla mia famiglia. I miei genitori soffrivano perché io ero andato in Italia per lavorare e invece passavo tanto tempo a suonare. I miei genitori mi vedevano come un eterno ragazzo che seguiva le proprie passioni e non si concentrava sui propri doveri.

La cosa più bella da quando sono in questo paese è stato quando ho trovato una ragazza che mi ha aiutato a sistemare la mia vita, la ragazza che poi ho sposato. L’ho conosciuta nel 2000 a casa di amici. Lei veniva spesso a vedere i nostri concerti. Mi sono innamorato di lei subito. Il primo appuntamento siamo andati in un ristorante. Per la cronaca sono stato io a fare il primo passo.

Ogni volta che torno in Senegal incontro amici la cui vita non è cambiata. Stanno sempre a casa a lamentarsi e non combinano nulla. So che molti giovani senegalesi vorrebbero venire in Europa e molti sono anche disposti a rischiare loro vita su una barca. Per fortuna tra i miei amici nessuno è così pazzo da rischiare la traversata sul mare. Se lo venissi a sapere farei di tutto per impedirgli di rischiare la loro vita in mare.

L’Italia mi ha dato stabilità, un lavoro, la possibilità di coltivare una passione e di formare una bellissima famiglia. Quattro anni fa ho giurato sulla costituzione e sono diventato italiano. Era emozionato. E’ una responsabilità essere italiani. Ho solo un piccolo problema con la mentalità di alcuni italiani. Anche se sono residente da tanti anni e sono diventato italiano, molti continuano a giudicarmi come un extracomunitario. Forse un giorno mi sfogherò con una canzone.
Per adesso continuo a scrivere testi dove parlo dei politici africani che sono incompetenti e sfruttatori, e che continuano a speculare su un sistema politico babilonese.

Nella mia vita ho scritto sono una canzone d’amore. S’intitola Bugenaga, che vuol dire ti voglio bene. L’ho scritta per mia madre.

Martino Pillitteri
Informazioni su

Communications professional. Founder @migradormusuem #storytelling #marketing #diversitymanagement #creativewriting #Follow me @martinopoly

Pubblicato in Lavoro, Questa storia parla di, Senegal Taggato con: , ,
One comment on “Lasciatemi reppare, sono un senegalese vero
  1. Fara ha detto:

    Io sono un senegalese e vivo in Italia e vivo con mia miglia e figlia di 4anni mia miglia ha lavorato nella restorazione e abbiamo deciso di trasferirsi in parsi Senegal e cerchiamo persone pronti a accompaniarci nel nostre prometto di ristorazione.Abbiamo il posto disponibile ci manca solo un socio per inicire l attività.A voi…

Rispondi a Fara Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Current ye@r *