Così Pedro fa tutto per (la) Victoria e la musica

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Pedro
Cognome
Carrillo
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Dell’Italia mi sorprende sempre di più la capacità di ripartire nei momenti più difficili. E pensare che in questo paese ci sono arrivato proprio per ricominciare.
Mi chiamo Pedro Carrillo e vengo dal Venezuela. Sono un cantante lirico per la precisione un baritono. La passione per la musica è nata in famiglia, mio padre era appassionato (ascoltava spesso una cassetta del Rigoletto di Verdi )e io lo trovavo meraviglioso, anche se la vera “colpa” è di mia madre che a 5 anni mi portò a una scuola di musica.

Ho iniziato studiando clarinetto anche se il mio vero “amore” è sempre stato per il canto. All’Università mi sono laureato prima in produzione teatrale poi ho preso il diploma in canto sotto la guida del soprano Lucy Ferrero. E ho cominciato a cantare anche con direttori d’orchestra importanti, facendo spettacoli in giro per il Venezuela. La situazione però nel mio paese stava cambiando. Al potere c’era Hugo Chavez e il suo governo stava prendendo possesso anche delle università e delle istituzioni culturali. Avevo firmato un appello contro il Presidente ed ero in una situazione in cui come cantante non avevo spazio per lavorare. Per continuare a inseguire la mia passione ho fondato una compagnia, facevo il produttore e cantavo. E’ stata una bella esperienza ma molto difficile, sia economicamente che dal punto di vista finanziario. Non sapevo cosa fare ed ero giù di morale.

Un giorno mi chiamarono per produrre un’opera lontano da Caracas. E’ stata la svolta. Perché conobbi Victoria,che in quell’occasione era la mia assistente ed ora è mia moglie e perché dopo lo spettacolo, un importante personalità del governo del Venezuela a cui era piaciuto il nostro lavoro, offrì a Victoria una borsa di studio per andare all’estero. E precisamente a Firenze. Noi due non stavamo ancora insieme “ufficialmente” ma lei mi mise con le “spalle al muro”. Aveva già comprato i biglietti e mi chiese se andavo con lei.
Io ero indeciso ma alla fine i suoi argomenti mi convinsero. Qui non puoi fare più nulla mi ripeteva. Aveva ragione, anche se mi aveva fatto molto male quando me ero accorto. Arrivammo a Firenze dopo essere atterrati con l’aereo a Milano. Le prime impressioni che ho avuto di questo paese è quello di un posto accogliente e aperto anche se mi ha molto spaventato ( mi spaventa) il lato burocratico. Tanti fogli e documenti che a volte diventano un incubo (pensa che una volta ho ricevuto il foglio di via per un errore).

I primi 6 mesi grazie soprattutto a Victoria, di cui conoscendola ogni giorno mi sono subito innamorato, non furono traumatici. Poi riuscii a trovare la possibilità di studiare canto a Milano dal maestro Vittorio Terranova. Prima però avevo da sistemare ancora alcune cose in Venezuela. Feci il visto, chiusi tutte le pratiche che dovevo chiudere nel mio paese e soprattutto mi sposai con Victoria. Due giorni dopo ero in Italia. Da quel giorno non sono più tornato in Venezuela.
A Milano fu un nuovo inizio, anche se mentre studiavo canto dovevo stare per 5 giorni la settimana lontano da Victoria. Tra le prime cose che feci fu quella di andare alla Scala, vidi uno spettacolo nel loggione e rimasi incantato. Le lezioni all’Accademia G. Marziali del maestro Terranova mi aiutarono a recuperare e a migliorare la mia voce, facendomi vincere anche un po’ di paura di cantare in pubblico. Dopo qualche mese ricominciai a fare spettacoli. Piccole cose ma per me fu come rinascere.

Lavoravo in un ambiente professionale ed esigente, perché per uno straniero cantare l’opera in Italia è più difficile perché qui si è molto gelosi della propria tradizione. Il mio primo ruolo “di peso” fu in una rappresentazione della Cavalleria rusticana in Puglia. Da lì iniziai a fare la gavetta in Italia e all’estero, proseguendo la mia formazione con il maestro Vincenzo Spatola. Oltre che in Italia ho cantato in Spagna, in Svizzera e in altri paesi europei, come per esempio l’Ucraina. Adesso sono passati 6 anni ho l’”agenda piena” e sono felice.

Faccio quello che mi piace e qui in Italia, e in particolare a Firenze mi sento a casa. Ho trovato un paese l’Italia e un ambiente musicale che mi ha accolto senza pregiudizi, anzi e in cui rispetto al Venezuela, sembra che tutto o quasi soprattutto in città come la mia funzioni. Per esempio quando mio figlio Stefano è nato prematuro, lui e mia moglie Victoria sono stati assistiti come mai avevo visto nel mio paese.

Tutto facile? Non sempre. A parte la burocrazia spaventosa, per esempio sul lavoro ho impiegato molto tempo per capire come funzionassero le logiche di “promozione” degli artisti e un po’ ci ho sofferto, perché per anni sono rimasto ai margini perché non sapevo come propormi nella maniera giusta. Però ora ho la soddisfazione di essere arrivato dove sono grazie solo alle mie forze.
Il mio futuro? Con l’attuale situazione politica di certo non lo vedo in Venezuela. L’Italia è il paese in cui Victoria e io vogliamo far crescere nostro figlio Stefano. Qui abbiamo amici e ci sentiamo a casa. La mia vita senza l’Italia? Probabilmente sarei in un altro paese perché in Venezuela non avrei mai potuto fare quello che volevo.

Roberto Brambilla
Informazioni su

Classe 1984, milanese di nascita ma cuore granata. Dopo la laurea in lingue, ho scoperto il giornalismo. Sono arrivato a scrivere di sport quasi per caso. E non ho più smesso

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