Una vita al massimo

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Romel
Cognome
Sardar
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

La mia vita è stata molto movimentata. A ottobre compio 28 anni, ma ho già visto tutto il mondo. Sono una persona curiosa e mi piace scoprire cose nuove, ma per adesso sono contento dove sono. Lavoro da un anno come sistemista all’Università Cattolica di Milano, occupandomi sia della parte hardware sia dei programmi. Per le tante responsabilità che devo assumermi ogni giorno, forse non prendo abbastanza e ho solo un contratto a termine, ma so che questo è un problema diffuso in Italia. L’importante è che nel mio gruppo, fatto di sei persone, mi trovo bene. Quando arriverò alla scadenza di questo appalto di cinque anni, vedremo che cosa succederà.

In precedenza ho lavorato altrove come sistemista Unix, ma dopo soli tre mesi non mi hanno rinnovato il contratto. Al posto mio hanno preso un tizio che era semplicemente diplomato come perito informatico, mentre io ho laurea, PhD e tutte le certificazioni possibili. Mi sono arrabbiato, perché era evidente che le mie competenze fossero di gran lunga superiori alle sue, ma forse è stato meglio così. Adesso sto molto bene, mi rispettano e mi trattano in maniera adeguata, non ho mai avuto nessun problema sul lavoro, ognuno si prende le proprie responsabilità. Il venerdì e il sabato sera lavoro anche per un locale, inoltre sono arbitro nazionale per la Federazione Cricket Italiana e ogni weekend ho il piacere di andare ad arbitrare in una diversa città d’Italia.

Vivo a Monza con i miei genitori e mio fratello, anche lui sistemista per un grande gruppo editoriale. I miei hanno un negozio di alimentari in centro a Monza, che gestisce mia madre. La mia storia, però, comincia molto lontano. Io sono nato in Bangladesh e sono cresciuto in una città vicina a Dacca, la capitale. La mia famiglia ha vissuto anni difficili in una situazione di povertà. Abitavamo in una casa piccola, solo mia mamma, mio fratello e io, mentre mio padre era in Giappone per lavoro. Purtroppo abbiamo passato dei giorni senza mangiare, fra mille difficoltà, perciò capisco le persone che soffrono. Ero un ragazzo curioso, volevo studiare e avere la possibilità di costruirmi una vita migliore. Per fortuna siamo riusciti a completare le scuole, sia io che mio fratello eravamo ottimi studenti. Mio padre è tornato dal Giappone dopo cinque anni, mentre io frequentavo le scuole superiori, per vendere alcune terre e potersi spostare in Europa. Sapeva che era l’unico modo per dare una vita migliore ai suoi figli e a sua moglie. Dalla Germania riusciva a mandare periodicamente dei soldi, così anche noi potevamo frequentare buone scuole e le condizioni erano migliorate, grazie anche a mia mamma che lavorava come insegnante. In realtà, sarebbe una dottoressa, ma la piccola clinica privata che aveva aperto ha resistito soltanto un paio d’anni.

Già da adolescente sognavo di avere una bella vita e di fare qualcosa per aiutare i miei genitori. Studiavo tanto. Quando sono arrivato all’ultimo grado di istruzione superiore, ho cominciato a dare lezioni ad altri studenti ricchi per guadagnare anch’io un po’ di soldi. È stato a quel punto che siamo riusciti a cambiare casa e a stare più tranquilli. Nel frattempo mio padre si era spostato in Italia e, prima che compissi diciotto anni, siamo arrivati tutti qui attraverso il ricongiungimento familiare. Ricordo le parole di mio padre: “Se vuoi diventare un uomo, devi trovare la tua strada e puoi trovarla soltanto grazie alla tua intelligenza. Dipende solo da te, se la testa funziona bene, vedrai che arriverà il momento di godere di tutte le cose belle che non hai avuto finora”. Si sono avverate, oggi sto bene e posso permettermi di vedere il mondo. Ovviamente all’inizio non sapevo parlare l’italiano e non riuscivo a comunicare con le persone, perciò per prima cosa ho cercato una scuola per imparare la lingua. Dopo sei mesi ho cominciato a cercare lavoro, mi andava bene un qualsiasi impiego che mi facesse guadagnare qualcosa. Sapevo di non poter aspirare a lavori prestigiosi, perché non conoscevo l’italiano abbastanza bene e non ero laureato, perciò mi sarei accontentato di qualsiasi cosa.

Ho trovato lavoro al MacDonald’s di Fulvio Testi a Milano: la mattina ho lasciato il mio curriculum e il giorno dopo mi hanno assunto. Ricordo ancora che il mio primo stipendio di 623 euro, ricevuto a settembre 2003, l’ho dato a mia madre, come si usa nella mia cultura. È un modo per ringraziare i genitori per tutto quello che fanno per i figli. Sono rimasto a servire patatine fritte per un anno, mettendo dei soldi da parte per l’università.
Mia madre voleva che andassi a studiare in Inghilterra, ma era troppo costoso, così avevo accolto l’invito del fratello di mia madre che viveva a Bangkok: andando a studiare là, avrei dovuto pagare soltanto la retta universitaria, mentre al mio mantenimento ci avrebbe pensato mio zio. Non è stato difficile prendere una decisione e mi sono trasferito a Bangkok, dove ho lavorato per qualche mese per potermi permettere l’iscrizione all’università. Tuttavia, allora non sapevo assolutamente niente di informatica e non potevo iscrivermi direttamente alla facoltà di Computer science, così ho prima conseguito un diploma in Information Technology al NIT – National Insurance Technology, che è una grande istituzione.

Per i primi due anni ho studiato tantissimo e mantenuto una media piuttosto alta, ma a un certo punto ho deciso che volevo anche divertirmi e i miei voti sono un po’ peggiorati. Frequentavo locali notturni e uscivo tutti i week-end con alcuni amici, uno dei quali era ricchissimo e ci offriva sempre tutto. Prima di allora non ero mai andato in discoteca né avevo bevuto superalcolici, per me si è aperto un altro mondo. Nel frattempo, durante l’ultimo anno, andavo e venivo dall’Italia: per il progetto finale dovevo trovare un tirocinio, ma ancora non avevo idea di come funzionasse il settore informatico in Italia, e non sapevo come muovermi, così non ho trovato niente. Quando sono finalmente riuscito a laurearmi, mi sono fermato ancora qualche mese a Bangkok perché lì mi trovavo davvero bene.

Finalmente, la terza volta ho chiesto il visto per motivi di studio e sono andato a fare il dottorato all’università di Halifax, che si trova in estremo nord e la temperatura scende fino a 50° sotto lo zero. Ho capito subito perché l’università costava così poco: non ci voleva andare nessuno. Lì vivevo da una famiglia di origini inglesi, gentilissima, ma il primo anno è stato così difficile che ho deciso di trasferirmi a Toronto per entrare in un altro college e completare il corso avanzato di informatica. Purtroppo a Toronto non ho trovato lavoro e ho dovuto lasciare l’università a metà semestre.

Tornato mestamente in Italia, mio padre mi ha suggerito di cercare un impiego provvisorio in qualche gelateria o ristorante italiano, dato che la comunità italiana di Toronto è molto grande. Sono ripartito subito e sono stato assunto proprio in un grande ristorante italiano, il “Grazie Restaurant”. La cosa buffa è che per sbaglio avevo consegnato il mio curriculum in italiano ed è stata proprio questa svista a farmi ottenere il lavoro. I proprietari, un’intera famiglia di origini italiane, sono stati molto gentili, hanno capito la mia situazione e mi hanno accolto con affetto. Mi hanno dato un supporto grandissimo per finire i miei studi e diventare Cisco Certified Network Associate, così posso dire che alla fine è stata l’Italia a salvarmi quando ero in Canada. Quel CCNA conseguito in Canada grazie all’aiuto di una famiglia italiana è stato fondamentale per me, mi ha permesso di tornare qui e trovare subito un buon lavoro.

Ora sono fisso in Italia, ma è soltanto da un anno e mezzo. L’Italia mi piace, perché c’è molta libertà e le dimensioni ridotte mi permettono di girare e vedere tante città diverse. Da qui posso raggiungere facilmente il mare e la montagna, l’Austria, la Svizzera e la Croazia. Ho imparato come funziona la vita e non ho mai conosciuto il razzismo. Se tutto va bene, a settembre andrò a Praga a fare l’arbitro in un importante torneo internazionale di cricket. Sarebbe davvero un sogno, il primo Sardar a fare l’arbitro internazionale. Aspetto con ansia questa conferma.

Claudia Galal
Informazioni su

Metà italiana e metà egiziana, nasce a Urbino nel 1981 e cresce nel posto più tranquillo del mondo, l'entroterra marchigiano. Nel 2000 si trasferisce a Bologna, dove si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi socio-semiotica sulla street art. Alla fine del percorso di studi si sposta a Milano e comincia a lavorare nel campo dell'editoria e della comunicazione. Giornalista musicale, frequentatrice assidua di concerti, appassionata di arte contemporanea, subculture giovanili e semiotica, scrive per diverse testate cartacee e online. Il suo blog è thegreatmixtape (music and more to take with you)

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