La vita di una stilista indiana nella capitale della moda

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Divya
Cognome
Singh
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Fin da bambina mi piaceva la moda, il design e i computer. La mia passione sarebbe dovuta diventare la mia professione. E così è stato. Passo dopo passo. Il primo fu quello di studiare sodo, di concentrarmi sui libri e iniziare a creare un network di contatti che in futuro mi sarebbero stati utili per il lavoro.
Con questo percorso in mente, nel 2008 vengo ammessa al corso universitario di fashion design alla Pearl Academy of Fashion in Dehli, la città dove sono cresciuta. Avevo anche iniziato a fare la modella part time.
Ero molto focalizzata sui miei corsi di studio. Non pensavo a viaggi, ad esperienze all’estero e neppure all’Italia. Anzi, il Bel Paese era soltanto un nome, un posto sulla cartina da visitare (forse) un giorno.

Ma un giorno, il destino interferì con il mio percorso.

Durante il secondo anno di università partecipo a un concorso di bellezza, I AM SHE Miss Universe Beauty Pageant a Bombay. Era organizzato dalla ex Miss Universe Sushmita Sen; con il tempo, Sushmita divenne il mio mentore. Durante le audizioni del concorso vengo a scoprire che uno dei premi consisteva in una borsa di studio offerta dalla Marangoni Fashion Institute in Milano. Era un’occasione da non perdere. Avrei potuto studiare e vivere nella capitale della moda: Milano.
Alla fine ottengo la borsa di studio. Fu un momento pazzesco. Pieno di gioia. La prima cosa che ho fatto fu quella di chiamare i miei genitori e condividere con loro la mia felicità. La mia famiglia ha sempre sostenuto le mie scelte.

Destinazione: Italia.

Una volta conseguito il premio mi occupo della preparazione del mio viaggio in Italia. Mi iscrivo in fretta e furia a un corso di italiano di cui non sapevo neppure una parola, e mi occupo del permesso di soggiorno.
In settembre 2010 parto per Milano.
All’aeroporto, mio fratello predisse a mia mamma che non sarei più tornata. Visto come vanno le cose, non pongo limiti a nulla e non metto le mani troppo avanti. Saranno gli eventi della vita a decidere per me.
Avevo con me 2 valigie di 50 kili. Fu il mio primo volo internazionale. Ero in compagnia di un’altra ragazza indiana.
Invece di arrivare a Linate, siamo atterrate a Malpensa. La cosa non fu piacevole in quanto mi ero preparata il tragitto da Linate all’albergo. Avevo tutto segnato, quale bus prendere, quale fermata scendere, quanto tempo ci avremmo messo. Atterrare a Malpensa complicò le cose.

Incorsi subito in un primo problema: quello del conto in banca
. Non potevo averne uno entro 20 giorni in quanto non avevo un codice fiscale. Per 20 giorni praticamente mi sono tenuta i contanti con me.
La prima settimana fu terribile. Volevo tornare in India. Oltre al conto in banca, una delle due valigie non era arrivata. Poi non trovavo un posto dove stabilirmi. Trovai una sistemazione in comune con altri studenti senza privacy che costava tra l’altro una fortuna, 800 euro al mese. Dopo 2 settimane trovai finalmente un appartamento. Non parliamo del fatto che quel mese pioveva sempre. Mi sono beccata tanta di quell’acqua. I monsoni mi avevano seguito.
Ma finalmente inizia la scuola: mi aspettavano 8 mesi di corso super intensivi in inglese.
Incomincio ad avere una vita regolare, ad avere molti amici. Ogni weekend visitavo una nuova città. La vita in Italia mi piaceva.

Accessori ed intimo
.

Ho incominciato a valorizzare e sfruttare le competenze grazie a un mio professore di un corso dedicato agli accessori. Fu lui a consigliarmi di investire le mie capacità nella creazione di borse e di scarpe.
La prova del nove arrivò con uno stage. Il corso alla Marangoni stava per finire e chiaramente volevo fare un’esperienza professionale. Contattai una società che produceva borse per grossi nomi della moda. Mi offrirono uno stage a Firenze. Iniziai a settembre. Il mese dopo mi fu offerto un contratto a progetto. Fu tutto veloce. Finisco il corso alla Marangoni a Milano, inizio uno stage a Firenze che dopo un mese diventa un contratto a progetto. Esattamente un anno prima ero in India e dell’Italia non sapevo nulla.
Dopo 6 mesi di lavoro mi sono dimessa. Occuparmi di design di borse attraverso i software di un pc non mi interessava molto. Mi mancava Milano e mi mancavano i tessuti.

Torno a Milano con un permesso di soggiorno valido ancora per tre mesi. Mi dico: ho 90 giorni per far accadere qualcosa. Non voglio pensare negativo, devo rimanere propositiva, non posso scoraggiarmi se non mi chiamano per un colloquio. La parola d’ordine era dare il massimo. Se trovo un nuovo lavoro bene, altrimenti tornerò in India. Ho rischiato.
Dopo un mese di ricerca trovo un lavoro grazie a un contatto della scuola. Si trattava di una start-up di moda creata da una business woman turca intenzionata a lanciare una nuova linea di intimo. Mi ha assunto nell’aprile 2012.Ancora una volta le cose sono accadute velocemente:mi ero dimessa in marzo e in aprile già lavoravo in Corso Buenos Aires a Milano.
Il mio compito era quello di disegnare la nuova collezione di intimo. Mi occupavano anche del sito e del packaging. Ho imparato molto. Fu un’esperienza molto utile. Ero in paradiso. Facevo un lavoro che mi piaceva, e vivevo in una città che amavo. Una ragazza fortunata. Un sogno che si avverava.

Ma i sogni possono avverarsi anche due volte e il secondo può essere anche più bello del primo
. Rispondo a un annuncio on line di una nota firma, Collezioni Frette. Faccio i colloqui e vengo presa. Mi occupo della creazione della collezione notte (Night Line),pigiama e intimo.

Lezioni.

In questi 4 anni sono tornata in India una volta per trasformare il mio visto da studente in permesso di lavoro. Avevo con me il contratto ma al consolato italiano mi hanno inspiegabilmente rifiutato il visto. Alla fine sono rientrata in Italia con un visto da stagista. E ci hanno messo due mesi a darmelo. La lezione che ho imparato è quella di non fidarti; sono andata in questura, in prefettura, dai sindacati, dalla Cgil, e tutti mi davano informazioni diverse e mi dicevano “sicuramente non ci saranno problemi, i tuoi documenti sono perfetti”. Qui la gente non conosce la legge. Per fortuna che il mio capo mi ha retribuito come una professionista e non come stagista. I professionisti sono più avanti delle istituzioni. Come se non bastasse, lo stesso incidente mi è successo una seconda volta. La burocrazia mi ha tenuta in India per 4 mesi. Alla fine ho lottato e sono rientrata in Italia con un permesso di lavoro.

Gli italiani sono persone calde, amichevoli, aperte. Ci sono cose che possono succedere solo in questo paese. Un addetto al metal detector di Malpensa si era messo a flirtare con me e mi ha fatto persino passare al metal detector con telefonino il mano, la cintura e non ha neppure controllato il mio passaporto e biglietto. A differenza di altri paesi, l’Italia vanta la giusta sintesi tra la tradizione e il moderno.

Non nascondo però che in giro vedo molto pessimismo e sfiducia. In molti mi hanno consigliata di tornare in India. Sapete la solita frase,“ma cosa fai qui con questa crisi quando l’India sta vivendo un periodo di boom che in Italia ce lo sogniamo”. Ai pessimisti dico che ho trovato 3 impieghi nel giro di 2 anni. Ho rischiato, mi sono messa in gioco, e ora sto avendo le mie soddisfazioni. Se ce l’ho fatta io, ce la puoi fare anche tu.

Martino Pillitteri
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