Un pagliaccio libanese in corsia

Provate a dire ad un arabo: hey, sei un pagliaccio! Perderebbe come minimo le staffe.
Io invece non ne faccio un mistero e lo dico con orgoglio: ono un Clown, un pagliaccio da corsia.
Vedeste le mie dimensioni stentereste a crederlo, superando i 2 metri di altezza. Una cosa inusuale per un ragazzo italo–libanese musulmano credente e praticante.
Invece di seguire la vocazione festaiola che accomuna tanti ragazzi libanesi, dedico il mio tempo libero a fare il Patch Adams negli ospedali. Perché lo faccio? Semplicemente perché amo mettermi addosso un naso rosso e far arrossire la gente dal ridere durante le performance che svolgo negli ospedali.

Sono diventato un clown abbastanza per caso. Tutto iniziò quando io ed un mio carissimo amico decidemmo di dedicarci al volontariato.
A Torino esiste una struttura nei pressi di Palazzo Nuovo, sede centrale dell’Università degli Studi di Torino, che aiuta i volenterosi a trovare l’associazione che più si addice loro.
Se hai una vocazione, quello è il posto da consultare.

L’associazione di cui faccio parte, la Mole del Sorriso, però, la conobbi grazie ad una amica.
Dopo un periodo di training mi mandarono in corsia. Per fortuna ero capitato in un ottimo gruppo. Con me c’era la bella Skeggia, la simpaticissima Amarena, il grande Steto. Loro invece mi chiamavano l’8avo nano per via della mia statura.

Il primo incarico fu presso l’ospedale pediatrico e ginecologico del Santa Croce di Moncalieri.
Raggiunto l’ospedale con un look da civile ( ovviamente non vado vestito da pagliaccio in centro di Torino) entrai in corsia indossando un camice colorato, un grande naso rosso ed un tocco di trucco. Ero davvero pronto ad esibirmi.
Iniziai a fare gag a tutto spiano a chiunque mi capitasse a tiro. Non ho risparmiato neppure i bambini di pochi mesi, che pur non capendo un accidente reagivano ai miei stimoli e al mio naso rosso con occhiate vispe e incuriosite.

Il repertorio di gag e di battute è principalmente per i genitori, alcuni dei quali non aspettano altro che il nostro arrivo e non fanno che ringraziarci della nostra sola presenza.
Poi ci sono i pazienti più grandicelli, che partecipano alle nostre scenette e giocano con i nostri palloncini, abilmente trasformati in spade, cagnolini, fiori e coccinelle. Ogni performance che propongo è diversa da quella precedente.

Di solito la mia esibizione inizia nel reparto pediatrico. Poi passo a quello di neonatologia dove regaliamo un piccolo palloncino al/alla neonato/a che simboleggia il benvenuto a questo mondo ed uno alla mamma per dirle grazie e complimenti per il bellissimo babè
.
Cambio sia il contenuto delle performance sia la loro durata. Una volta al Santa Croce mi sono esibito per quattro ore e mezzo. La media comunque è per lo più di un ora.
Scontato dire che offrire momenti d’ allegria è un’esperienza che ti arricchisce e ti colpisce. Vai lì per regalare gioia e ti rendi conto di essere stato contagiato da sensazioni uniche.

A volte sono i pazienti, in particolare quelli che soffrono di cancro terminale, che ti danno speranza ed energia.Ti senti dire grazie una sacco di volte, ma sono io che mi sento di ringraziarli per la forza che mi trasmettono.
Spesso sei lì per il paziente e ti rendi conto che chi ha veramente bisogno di un Patch Adams è la sua famiglia.
Essere clown di corsia significa portare il sollievo di un sorriso nella sofferenza della malattia. Ogni volta, però, mi accorgo di aver ricevuto molto di più di quello che ho dato.

Associazioni di questo tipo e figure come il pagliaccio di corsia non esistono nei paesi del mondo arabo e, probabilmente nemmeno nel mio Libano.

Buon motivo per darmi da fare io stesso. E’ ora di appendere il naso rosso finto al chiodo e di fondare una onlus tutta mia che operi per trasmettere e diffondere la figura del Patch Adams nel mondo arabo.

Ale Chakaroun
Fonte Yallaitalia

Ale Chakaroun è nato a Cagliari da genitori libanesi. Ha conseguito gli studi triennali presso la Facoltà di Ingegneria di Cagliari in “Tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali” e una specialistica in Architettura “ Restauro e valorizzazione” presso il Politecnico di Torino. Per Ale la fede è molto importante, ha avuto la possibilità di seguire per due anni la formazione di cresimandi, dando loro diverse lezioni sulla religione islamica. Ama moltissimo il volontariato, infatti è volontario clown negli ospedali in un’associazione torinese

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