Sognare la televisione, fare la televisione

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Lidia Mariana
Cognome
Pacheco
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

La mia caratteristica principale è sempre stata la voglia di cercare qualcosa in più. Lo dico con molta umiltà: non ho figli, non sono sposata, sono da sola e quindi posso ancora buttarmi per seguire le mie aspirazioni. Voglio dedicarmi a qualcosa che mi piace e mi fa sentire realizzata.
Sono nata in Ecuador, a Guayaquil, che si trova sulla costa, dove fa caldissimo. Mia mamma è venuta in Italia quindici anni fa per cercare lavoro e prima che diventassi maggiorenne, quando avevo circa diciassette anni, ha voluto che la raggiungessi con mia sorella, che è più piccola. Mio fratello maggiore era già venuto in Italia.
Mia madre ci ha cresciuti da sola, mio padre ci aiutava poco, c’era e non c’era.

Alla fine degli anni Novanta in Ecuador c’è stata una grave crisi economica, perché il governo ha abbandonato la moneta nazionale, il sucre, per passare al dollaro americano. A differenza dell’Euro, che è la moneta comune di quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, il dollaro è la moneta degli Stati Uniti e non del Sudamerica, perciò questa mossa non ha dato i risultati sperati. È stato uno dei grandi fallimenti del governo all’epoca, c’è stato il collasso, il Paese è arrivato quasi alla guerra civile. Tantissime persone sono immigrate per cercare di costruire un futuro migliore per se stesse e per i figli. Così anche mia mamma è venuta in Italia, poi è arrivato anche mio fratello e dopo un paio d’anni mia sorella e io li abbiamo raggiunti per riunire finalmente la nostra famiglia.

Mia mamma viveva a Vercelli, dove lavorava a tempo pieno presso una famiglia assistendo un’anziana signora, ma al nostro arrivo ha deciso di cambiare lavoro per dedicare del tempo anche a noi che eravamo ancora delle ragazzine. Di sera era un po’ più libera, poteva prendersi cura di noi e ci cucinava spesso piatti italiani. Ricordo che la prendevo in giro dicendole che non era brava!
In realtà non volevo venire in Italia, perché in Ecuador stavo bene. Ero una ragazzina e mia madre mi manteneva con i soldi italiani, studiavo e facevo teatro. Avevo tanti amici, andavo a scuola, uscivo e avevo una vita movimentata, ma mia mamma mi mancava, in certi momenti avrei volentieri rinunciato a tutto pur di stare vicino a lei. Finché nostro fratello maggiore è rimasto con noi, mi sono sentita protetta, ma alla sua partenza è toccato a me prendermi cura di mia sorella ed era una responsabilità molto grande. Sono collassata emotivamente e non vedevo l’ora di raggiungere mia madre.

Per affrontare il radicale cambiamento che mi attendeva dall’altra parte dell’Oceano, mi sono portata un topo di peluche e la bandiera dell’Ecuador, insieme a tanta musica. La musica e il folclore del mio Paese non li dimentico, io sono molto orgogliosa delle mie origini.

Sono arrivata una sera d’inverno a Malpensa, lungo la strada fino a Vercelli ero molto triste. Invece, adesso penso che tornerei in Ecuador solo per una vacanza, anche se non si sa mai. Attualmente il nuovo governo sta investendo tanto nei giovani e nelle loro capacità, anche per spingere a tornare quelli che sono emigrati.
A Vercelli mi sono trovata disorientata. Era una cittadina piccola, con la mentalità un po’ chiusa, non c’era niente da fare e mi sembrava una realtà triste. Io ero abituata alla grande città, Guayaquil è una metropoli, il porto principale del Paese, perciò non riuscivo ad adattarmi, ero delusa e volevo tornare a casa mia.

Però, ormai ero qui e dovevo fare di tutto per prendere il meglio da questa situazione. Ho capito che l’Italia e l’Europa avrebbero potuto darmi delle cose che nel mio Paese non avrei raggiunto. Così a Vercelli ho conosciuto una professoressa Argentina e ho frequentato delle lezioni di teatro presso il Teatro Barbieri per mantenere viva la mia passione per quest’arte, ma purtroppo non conoscevo ancora bene la lingua e dopo un po’ ho abbandonato il corso, perché mi sembrava un ostacolo troppo grande. In Ecuador avevo già finito la scuola superiore e avevo seguito anche dei corsi triennali di teatro presso la Casa della Cultura, una scuola pubblica ma molto prestigiosa che esiste in tutto il Sudamerica. Avevo terminato sia i primi due livelli di teatro vero e proprio, sia il terzo di televisione. Ma venendo qua, ho dovuto lasciare quel percorso e mi è dispiaciuto molto.

Nel frattempo ho cercato di iscrivermi alla scuola superiore. Questa è stata per me la prima grande difficoltà, come capita spesso ai ragazzini del cosiddetto Terzo Mondo che effettivamente hanno una preparazione scolastica peggiore rispetto a quella dei coetanei europei. Non è solo la difficoltà linguistica, è proprio il livello di istruzione che è inferiore e costringe a ripetere degli anni scolastici per essere ammessi. Quando sono stata sicura di volere rimanere definitivamente in Italia, mi sono messa a lavorare, ma a Vercelli non c’erano molte possibilità e mi annoiavo. E così sono venuta a Milano per avere qualche opportunità in più.

C’era un’idea che mi girava in testa da tanto tempo, che aveva preso forma grazie ai miei studi nel campo televisivo. Avevo intenzione di realizzare un film o un programma televisivo con persone straniere di origine diversa che vivessero in Italia, poi nel cammino ho conosciuto e fatto amicizia con persone splendide che avevano le mie stesse aspirazioni ed è nata Milano Etno TV.

Ho elaborato un progetto, l’ho condiviso con questo gruppo di collaboratori e insieme l’abbiamo modificato, portandolo alla forma definitiva. È stata preziosa la collaborazione di Charly, un ottimo grafico cileno che ha contribuito tantissimo a far sì che Milano Etno TV prendesse visivamente la forma giusta.
All’inizio la squadra era formata da tante persone, ma purtroppo qualcuno si è perso nel cammino, ovviamente perché non c’erano soldi e non tutti potevano impegnarsi a tempo pieno senza ricevere un compenso. Altri si sono stufati perché non vedevano risultati immediati, a me dispiaceva tantissimo perché erano persone molto valide, ma capisco le loro scelte e ho continuato un rapporto di amicizia com’è giusto che sia.

In altri casi però ci sono state delle situazioni di disaccordo. Nel piccolo percorso che ho fatto, ho imparato che molte persone vogliono sempre stare sotto la luce dei riflettori e soffrono di manie di protagonismo. Quando capiscono che non saranno sempre al centro della scena, decidono di abbandonare. Dietro le quinte non ci vogliono stare e questo è brutto, significa che quello che fai non è spinto dalla passione o dalla voglia di comunicare un messaggio, ma solo dall’egocentrismo.
Per fortuna sono rimaste persone che hanno molta voglia di fare e lavorano senza sosta: senza di loro non esisterebbe Milano Etno Tv.

Il gruppo è composto da una decina di persone di diversa provenienza e l’obiettivo è puntare sulla pubblicità e sugli eventi per permetterci di portare avanti tutte le attività. Adesso stiamo preparando la realizzazione di un nuovo format per la tv in streaming e quindi c’è tanto da fare, stiamo valutando le diverse strategie di marketing per la pubblicità sul web e abbiamo in cantiere degli eventi da realizzare per dare il nostro contribuito alla difficile strada dell’integrazione.
Però, devo ringraziare una persona molto speciale che mi ha indirettamente spinto con la sua grinta, positività e tenacia a vincere le mie paure e la mia insicurezza nel contesto italiano. Si chiama Adriana ed è colombiana, è il mio modello da seguire nell’ambito dell’imprenditoria e con lei condividono dei valori preziosi.

In questi dodici anni l’Italia è cambiata molto per me, nel bene e nel male. La crisi economica è un grave problema e sembra non essere gestibile, ma dal punto di vista culturale c’è ottimismo perché qualcosa sta cambiando, l’integrazione fra i popoli sta raccogliendo risultati positivi, anche se molto lentamente. Credo sia un percorso lungo, ma qualcuno sta finalmente cominciando a capire che gli stranieri sono una ricchezza e non vengono in Italia solo per incrementare la popolazione! Mi sono resa conto che il dialogo con il Comune e con le istituzioni diventa pian piano più facile. Il razzismo c’è ancora, ho assistito in prima persona ad alcuni episodi, ma forse la situazione sta migliorando.

Si dovrebbe fare una campagna massiccia di sensibilizzazione e informazione, come quella che si sta facendo per la difesa delle donne. Forse se avremo un sostegno positivo alle nostre spalle per farci conoscere per le nostre capacità, il nostro intelletto, il nostro bagaglio culturale e la nostra cordialità, possiamo iniziare a cambiare una certa mentalità chiusa o razzista. Credo che l’educazione verso il prossimo e un sorriso onesto e sincero possano aprire il cuore di qualsiasi persona nel mondo!
Penso che Milano Etno TV non sia solo un progetto multimediale, ma anche una piccola finestra che contribuisce nelle sue possibilità a dare visibilità a chi veramente desidera l’unione fra i popoli. La nostra soddisfazione è leggere le email che ci arrivano delle persone interessate a collaborare, infatti stiamo valutando di inserire alcune giornaliste freelance.

Il mio ringraziamento più sincero va a tutto lo staff di Milano Etno TV: Roger Richard, Angela Avila, Massimo dal Seno, Irvin Pillaca, Sindy Bertani, Jacqueline Barrueta, José Pacheco, Luz Estella Gaviria e Jackeline Sotelo. Tutti voi siete Milano Etno TV!

Claudia Galal
Informazioni su

Metà italiana e metà egiziana, nasce a Urbino nel 1981 e cresce nel posto più tranquillo del mondo, l'entroterra marchigiano. Nel 2000 si trasferisce a Bologna, dove si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi socio-semiotica sulla street art. Alla fine del percorso di studi si sposta a Milano e comincia a lavorare nel campo dell'editoria e della comunicazione. Giornalista musicale, frequentatrice assidua di concerti, appassionata di arte contemporanea, subculture giovanili e semiotica, scrive per diverse testate cartacee e online. Il suo blog è thegreatmixtape (music and more to take with you)

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