E questo come la fa sentire?

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Petr
Cognome
Zivny
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

30 mila lire (15 euro) che dovevo pure restituire al ministero cecoslovaco della cultura cecoslovacca. E’ tutto quello che avevo in tasca il giorno della partenza da Praga in un caldo giorno di giugno del 1985. E che fatica ricevere quei 15 euro.
Siccome lavoravo per un teatro, ero formalmente dipendente del ministero della cultura con tutti gli annessi e connessi burocratici statalisti. Ci sono volute 30 firme per farmi uscire dal paese con un permesso ma a condizione che la parte che mi invitava, avrebbe sostenuto le spese del vitto e all’alloggio. Avere queste firme fu un’impresa faticosissima. Se un funzionario di tal ufficio non firmava, il visto non veniva rilasciato. Io mi sono recato personalmente in tutti gli uffici. Mi presentavo con qualche piccolo regalino ed era ovvio che non avrei fatto propaganda anticomunista dall’estero.Poi mi obbligarono a scrivere un diario giornaliero sui miei spostamenti e incontri.

Ci pensò Venezia a risollevarmi il morale. Il primo impatto fisico con l’Italia avvenne alla stazione della città veneta. E fu un impatto indimenticabile. Mi innamorai di quella città talmente tanto che speravo di non dover proseguire per Milano. Prolungai il soggiorno a Venezia di 2 giorni. Devo dire che ero anche abbastanza esausto. Prima di arrivare a Venezia, avevo viaggiato in treno da Praga a Vienna. Nella capitale austriaca andai a trovare mia zia. Aveva 85 anni. In gioventù si era laureata in psicologia, e, pensate un po’, a 80 si rimise in gioco iscrivendosi e laureandosi alla facoltà di legge.

Io invece mi sono laureato in psicologia a Praga. Da giovane volevo essere un musicista, un cantante, un attore, un linguista. Insomma, non avevo le idee chiarissime. Avevo però maturato la consapevolezza di volermi dedicare agli altri, alla felicità altrui. Seguii il consiglio che in molti mi davano: se vuoi rendere felici gli atri, allora perché non fai lo psicologo?
Nella mia famiglia c’erano tanti medici che ovviamente cercavano di portarmi nel campo medico chirurgo. Da giovane, a Praga, vivevo in uno studio di chirurgia. Vedevo mio nonno con il grembiule pieno di sangue e la cosa non mi attiravo molto. Mi sembrava più un macellaio che un medico. A differenza di vari familiari, io tendevo alle materie più intellettuali, ero attratto dalla psicologia e dalla sociologia. Ma mia sorella si era iscritta alla facoltà di sociologia, per cui da bravo gentlemen ho lasciato il posto a lei ed io mi sono buttato sulla psicologia.

E l’Italia in tutto questo che cosa centra? Qui entrano in gioco le coincidenze e le soprese che la vita destinano. Mio padre (che lavorava all’Università Carlo IV. di Praga come direttore del centro dell’informazione scientifica della libreria della facoltà di filosofia) riceveva la rivista Interinazione di Psicologia e Ipnosi che l’istituto di indagine psicologiche (che ancora esiste) inviava da Milano. Io ero un lettore di questa rivista. Siccome sapevo lo spagnolo, potevo facilmente capirne il contenuto. E’ stato mio padre a portarmi questa rivista.

peter rivista

Un giorno scrissi alla redazione. Non solo mi risposero, ma mi invitarono per uno studio post laura a Milano nella loro sede in corso 22 marzo presso l’Istituto di Indagine Psicologico. Ci rimasi un mese. L’anno seguente ci ritornai per tre mesi e l’anno dopo per sei fino al momento in cui mi hanno offerto la collaborazione diventando vice direttore aprendo le porte a una mia permanenza fissa in Italia.

Già Milano. Ci sono arrivato in treno. Avevo con me un super zaino di colore verde che avevo riempito di pane secco e crauti. Gli abiti (camicia bianca, pantaloni grigi) che indossavo e le scarpe rigorosamente made in Cecoslovacchia facevano intendere subito che ero uno straniero.
Trovai Milano terribilmente cara. All’inizio ero angosciato perché le 30 mila lire non sarebbero bastate neppure per due giorni. Per fortuna che il gruppo con cui lavoravo era molto generoso; mi offrirono pranzo e cena quasi tutti i giorni. Così io sono tornato a Praga con 7 kili in più. Altro che morire di fame. Il mio problema vero fu quello di liberarmi dei crauti che mi ero portato con me.
Quel mese fu una grande esperienza. Mi colpì molto l’ospitalità degli italiani e la festa dell’Unità e tutte quelle bandiere rosse comuniste. Non mi aspettavo di vederle anche in Italia.

Ritorno a Milano l’anno dopo e poi ancora l’anno successivo quando mi fu offerta la collaborazione fissa come vice direttore del centro. In quegli anni viaggiavo in Russia, organizzavo workshop internazionali, portavo a Milano pezzi grossi della psicologia mondiale. Era una Milano dinamica, ricca, piena di opportunità.
Non era il mio sogno trasferirmi all’estero. Io sono un grande patriota, amo profondamente la Repubblica Ceca, la nostra cultura, la lingua. Ma qui in Italia poi potevo dedicarmi all’ipnosi cosa che allora in Cecoslovacchia non potevo. Per tornare in patria dovevo sempre richiedere un visto di entrata all’ambasciata cecoslovacca a Roma. Mi consideravano un cittadino di categoria B. Per fortuna che nell’89 è caduto il sistema comunista.
Il sistema comunista in Cecoslovacchia è caduto prima della caduta del muro di Berlino. Io ho partecipato attivamente alla rivoluzione. Ho fondato un’organizzazione che si chiamava “Siamo un Popolo Solo” il cui obiettivo era chiedere l’abolizione del visto di rimpatrio.
Quando ho visto cadere il muro di Berlino non potevo crederci. Un evento che ha superato la mia fantasia. Non credevo che sarebbe successo.

Come tutte le fasi della vita, arriva quello dello slancio imprenditoriale. Incominciavo a preoccuparmi su futuro dell’istituto. Gli eredi non sembravano interessati a investire. Decisi di mettermi in proprio aprendo il mio studio. Nel 1999 fondai anche il Centro Internazionale di Ipnosi Sperimentale e Applicata (ICEAH).

Le cose da quando sono arrivato in Italia sono molto cambiate. Milano era una piccola America. Si guadagnava bene. C’erano tante possibilità. Era più facile realizzarsi a Milano che a Praga. Le persone erano molto eleganti. Dovetti buttare via tutti i vestiti perché paragonati con quelli italiani, i miei erano bruttissimi. Non fu facile perché sbarazzarsi dei propri abiti significava anche tagliare radici con il mio paese.
In quegli anni bastava essere citati nelle pagine gialle e fare qualche comparsata nelle trasmissioni di Funari per essere trovati da nuovi clienti. Oggi le pagine gialle non le legge nessuno. Quando oggi esce un articolo su qualche rivista specializzata al massimo mi chiamano 20 persone. Quello che funziona è il passaparola. Stranamente quelli che sono guariti non parlano di te ai familiari o agli amici. Per loro sei il loro psicologo punto e basta.
Comunque io vado avanti. Non penso al futuro, alla pensione. Io mio lavoro è difficile ma aiutare la gente mi dà tante soddisfazioni.

I miei pazienti sono per la maggior parte italiani. Tra gli stranieri vengono da me in particolare russi, cechi, slovacchi e ucraini. I russi benestanti possono permettersi uno psicologo. Molti italiani vengono da me anche per imparare le lingue.
Sto seguendo italiani che stanno per andare a lavorare all’estero. Insegno l’apprendimento lingua straniera tramite l’ipnosi attraverso il Metodo della Psicoattivazione Linguistica (PALM).

palm

Quello PALM è un procedimento che ho sviluppato negli anni 90. Ho fatto una sorta di pacchetto di 10 incontri di cui 3 di carattere psicodiagnostico e 7 terapeutico dove viene individuata la causa dell’insuccesso dell’apprendimento della lingua straniera e poi, con le tecniche che sono fatte per la persona, lavoro sulla motivazione, sulla metologia. Trasmetto al cervello questo modello.

Io non faccio miracoli. Il mio lavoro è quello di creare le basi che aiutano le persone ad apprendere una lingua ma soprattutto darle un aiuto concreto in situazione di un disagio psicologico.
Quando arrivai in Italia, nonostante la crescita del benessere molti italiani tendevano a lamentarsi. Oggi hanno un sacco di ragioni per lamentarsi. Ma una cosa è certa: la gioia di vivere e la creatività degli italiani è sempre al top.

Martino Pillitteri
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