Al Wardeh Al Shamieh. Dolci, pasticcini, dolcezza e ospitalità dal Medioriente

Farsi un’ora di viaggio in metropolitana solo per andare in pasticceria potrebbe sembrare esagerato, ma se la pasticceria in questione è l’unica in Italia a produrre e vendere le dolci prelibatezze della tradizione araba, magari ne vale la pena.

La pasticceria Al Wardeh Al Shamieh (Fiore d’Oriente) si trova in via Padova a Milano.
Ad accogliervi dietro il banco dei dolci trovate Jamal (foto sotto), il proprietario e mastro pasticcere, e Hanibal, il “maestro di cerimonia” dispensatore di consigli.

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Tra un assaggio e l’altro cerco di soddisfare la mia curiosità, oltre che la gola, chiacchierando con il simpatico Jamal, che è nato in Palestina e ha vissuto in Giordania prima di approdare in Italia.

Perché hai aperto una pasticceria araba a Milano?

Volevo far conoscere la nostra tradizione dolciaria, quella originale. I dolci sono una parte importante della nostra cultura da più di mille anni e il modo migliore per presentarli agli italiani è attraverso un bel negozio, proprio come quelli che abbiamo nei paesi arabi.
Questa pasticceria è aperta solo da sei mesi, ma prima ne avevamo un’altra molto grande, con quattordici dipendenti, sempre su questa via. Ho deciso di chiuderla perché andava troppo bene e non avevo tempo da dedicare alla mia famiglia: ho quattro figli e un altro in arrivo!
In questa sede abbiamo migliorato il nostro lavoro da tutti i punti di vista.
Il negozio è più piccolo ma molto più bello, inoltre cerchiamo di venire incontro all’esigenza degli italiani di stare sempre attenti alla linea. Si sa che i dolci arabi sono veramente molto dolci, perciò abbiamo deciso di usare le ricette originali diminuendo notevolmente la quantità di zucchero. Gli italiani hanno paura di mangiare i pasticcini, ma dopo avere assaggiato i nostri si lasciano andare più facilmente.

Ma la tua clientela è composta più da italiani o da arabi?

Siccome il passaggio davanti alle vetrine è buono, i nostri clienti sono soprattutto italiani, attirati dalla curiosità. Gli arabi vengono qui, appena sanno dell’esistenza di questa pasticceria, perché sono innamorati dei loro dolci e in Italia non si trovano, per lo meno a questo livello. Molti mi ringraziano, perché possono evitare mettere i dolci in valigia quando rientrano dai loro paesi d’origine. Comunque, per accontentare anche chi non vive a Milano, dal primo gennaio avremo la piattaforma e-commerce per vendere e spedire dolci in tutta Italia.

Hai sempre fatto il pasticcere?
Per me è una vera passione, ho imparato questo mestiere da ragazzino. Tuttavia, quando sono arrivato in Italia ho fatto il muratore, imparando il mestiere alla perfezione dai bergamaschi. Adesso ho anche un’impresa edile e il restauro di questo negozio l’ho curato io, mescolando la cultura araba e quella italiana. Insieme all’architetto Claudio Calabresi, con cui collaboro da tanto tempo, ho studiato e perfezionato il progetto per due anni prima di arrivare alla forma che vedi.
Ora che Milano sta provando a diventare multietnica, la presenza di diverse tipologie di negozi arabi è importante. Molti italiani sono stufi di vedere solo macellerie e kebabbari. Noi riceviamo tanti complimenti e siamo contenti di essere in questa zona, che ha spesso avuto delle difficoltà di integrazione tra italiani e immigrati.

Quali sono gli ingredienti principali della pasticceria araba?

Le ricette della nostra tradizione dolciaria sono basate prevalentemente su pasta sfoglia, miele, frutta secca: pistacchi (simbolo di ricchezza, perché sono cari), mandorle, noci, noccioline, anacardi. Anche i datteri sono largamente utilizzati. Siamo attenti a scegliere ingredienti di prima qualità e compriamo le materie prime in Italia.
Un dolce tipico della Palestina, in particolare di Nablus, è il Kunafa, che si prepara con pasta sfoglia e “capelli d’angelo”. Prima cotto al forno, poi farcito con un composto di formaggio fresco, frutta secca tritata e miele, e infine ripassato sul fuoco.

Quali sono i dolci più richiesti in negozio?

I clienti italiani comprano soprattutto Baklawa e Basbousa (con semolino e mandorle), che sono diffusi in tutto il Medioriente. Magari li hanno già mangiati in qualche viaggio e preferiscono andare sul sicuro.

Invece, i gusti dei clienti arabi variano in base al paese d’origine. Per esempio, un egiziano prende Kunafa e Basbousa come prima scelta. Cercano i sapori della loro terra e magari vengono a comprare dei dolci per fare merenda con il the alla menta, che è un’altra nostra grande tradizione.

Insomma, la mattina in compagnia di Jamal è volata. Ora che ho scoperto la sua pasticceria, fare un’ora di metropolitana per arrivarci mi sembra uno scherzo. In fondo, si tratta di approfondire una parte importante della mia cultura d’origine. E meno male che ho rinnovato l’abbonamento in palestra.

Ecco alcune prelibatezze

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Claudia Galal
Informazioni su

Metà italiana e metà egiziana, nasce a Urbino nel 1981 e cresce nel posto più tranquillo del mondo, l'entroterra marchigiano. Nel 2000 si trasferisce a Bologna, dove si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi socio-semiotica sulla street art. Alla fine del percorso di studi si sposta a Milano e comincia a lavorare nel campo dell'editoria e della comunicazione. Giornalista musicale, frequentatrice assidua di concerti, appassionata di arte contemporanea, subculture giovanili e semiotica, scrive per diverse testate cartacee e online. Il suo blog è thegreatmixtape (music and more to take with you)

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