Come sarebbe stata la mia vita da non immigrata?

Mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la mia vita da non immigrata, insomma da italiana doc.
Sicuramente le difficoltà sarebbero state molto meno (vedi problemi burocratici, questura, cittadinanza) tuttavia le gioie non avrebbero avuto la stessa intensità.

Mi ricordo ancora i miei primi giorni di terza elementare; ero appena arrivata e non spiaccicavo una parola di italiano.

Quando la notizia della nuova arrivata marocchina si diffusa per la scuola, tutti i bambini vennero a farmi visita. Erano incuriositi, mi scrutavano, erano interessati a vedere con i loro occhi com’era fatta questa bambina straniera. Poi mi invitavano a giorcare con loro.Evidentemente non li aveveo spavenetati 😉

Le bambine (il programme Veline non c’era ancora) mi chiedevano in continuazione che shampoo usassi per i miei capelli, “così neri e lucenti”.
Le ore di religione ( avevo la scusa di essere musulmana) le passavo nella classe quarta a fare ginnastica, e come mi divertivo!
È lì che ho avuto il mio primo ammiratore, Marco, un bambino gentilissimo e anche carino.
Si era innamorato di me e chiedeva alla sua maestra di farmi giocare con lui. Appena intuii cosa c’era sotto, cominciai ad evitarlo e a rifiutare i suoi inviti, poverino!!

Intanto le bambine della classe si erano affezionate così tanto che mi venivano a trovare durante gli intervalli. Un giorno decisero anche di farmi una bella sorpresa. Mi avevano chiesto quando fossi nata e, dato che facevo ancora fatica a ricordare i nomi dei mesi, risposi dicembre (invece è gennaio).
Un giorno si presentarono con uno striscione “Buon Compleanno Fatima” tutto ben decorato e colorato e mi cantarono una canzoncina.
La mia maestra, incredula come me, informò i presenti che quello non era il giorno del mio compleanno, dopo essersi curata di controllare anche il registro di classe!
Che figuraccia!! Decisi così di intensificare il mio impegno ( ognuno ha le prorpie motivazioni) per imparare meglio l’italiano, e per evitare altre figure.
In pochi mesi mi misi alla pari dei miei compagni e la mia fama di bellissima bambina marocchina dai capelli neri e lucenti venne piano piano affiancata anche a quella della più brava della classe in quasi tutte le materie, tranne geometria che detestavo perché non ci capivo nulla…I numeri per me erano arabo.

Quando arrivavano le vacanze di Natale o Pasqua, i miei compagni chiedevano giustamente alla maestra perché anch’io non andassi in vacanze per festeggiare le mie feste islamiche (Eid di fine Ramadan e Eid al Adha, la festa del sacrificio).
Tutti cercavano di aiutarmi in qualche modo, di farmi sentire a mio agio; erano sempre pronti a prendere le mie difese e a portare avanti le mie istanze.
Insomma ricevevo affetto da tutte le direzioni! Solo i bambini sono capaci di così tanto!

Un giorno mi feci il tatuaggio con l’henné sulla mano e la mia prof d’inglese appena mi vide si spaventò perché pensava fosse sangue.
La poverina non si era ancora messa gli occhiali che teneva in mano. Da quel momento non ho più messo tatuaggi onde evitare di spaventare a qualcun altro.
Una cosa che mi dava fastidio è che tutti davano per scontato che parlassi anche francese in quanto marocchina. In realtà, in Marocco, la lingua francofona viene insegnata a partire dalla terza elementare e solo i ricconi che hanno frequentato le scuole private e la parlano meglio dell’arabo sin da bambini.
Però l’essere passata da un alfabeto arabo a quello latino ha reso la mia mente più flessibile.

Una cosa che non sopportavo da bambina era il colore della mia pelle, perché evidenziava il mio essere straniera, anche se pochi azzeccavano la mia nazionalità.
E mi chiedevo come facevano i bambini di colore a sentirsi uguali agli altri bambini. Invece le ragazze italiane mi invidiavano per l’abbronzatura perenne e crescendo ho capito il perché…

Aneddoti simpatici a parte, il fatto di aver vissuto un’esperienza del genere, essere araba marocchina musulmana in Italia, mi ha arricchito moltissimo, mi ha fatto vivere esperienze felici, anche se non sono mancati i momenti difficili.
Insomma mi ha reso più umana e profonda. Per questo mi piace consigliare a tutti di vivere da stranieri per un pò mettendovi nei miei panni o andando a vivere all’estero.
Fatima Khachi

Redazione
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"Narrate, uomini, la vostra storia!" (A. Savinio).

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One comment on “Come sarebbe stata la mia vita da non immigrata?
  1. michele lanzini ha detto:

    “Mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la mia vita da non immigrata..” ovvero da residente nel tuo paese di origine?
    Sarebbe stata una vita più difficoltosa, non avresti avuto vantaggi, agevolazioni, possibilità che hai trovato in Italia.

    PS: in Marocco, nelle città il francese è parlato normalmente è non è roba da ricconi, ma da semplici persone che sono andate a scuola.
    I campagnoli invece si rifugiano invece, si rifugiano nel dialetto.

    ciao

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