Una vita squisitamente occupata

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Laurel
Cognome
Evans
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Cos’era quel piatto sulla tavola dei Simpson nell’episodio di ieri? Una domanda che spesso mi hanno rivolto i miei amici italiani. Poi quando cucinavo per loro cibo americano notavo che rimanevano entusiasti. Io invece ero molto insicura nei confronti del giudizio a tavola degli italiani per via del loro palato così raffinato. Sai, quando sei abituato a una cucina eccellente, ti chiedi in fondo a chi possa interessare e piacere la cucina americana. Invece c’è interesse. E soddisfare quell’interesse è diventata la mia professione.

La mia attività principale è legata al mio blog, Un’americana in Cucina. Poi scrivo libri di cucina, conduco una trasmissione televisiva, tengo corsi, organizzo eventi e collaboro con aziende del campo alimentare. Insomma, una vita squisitamente occupata. Una vita che io, texana cresciuta in un ranch a Boerne vicino a San Antonio, non mi sarei mai sognata.


Sono in Italia per una serie di coincidenze.

A 17 anni ho intrapreso un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti d’America. Poi ho iniziato l’università in Ohio presso un ateneo molto liberal. La svolta avvenne durante un periodo di pausa che mi ha cambiato la vita: l’incontro con il mio attuale marito italiano che si trovava in Texas per motivi professionali. Terminata la sua esperienza in Usa, tornò in Italia. E io ero al suo fianco. Era il 2004, in gennaio. Per una texana arrivare a Milano in gennaio è abbastanza deprimente. Poi tutto sembrava piccolo: le macchine, i piatti, la lavatrice. Ovunque girassi il mio sguardo, gli oggetti e gli ambienti mi sembravano tutti così minuti. Anche le persone. Io sono molto alta 1 e 83.

Cercai subito di tenermi occupata e valorizzare il tempo libero iscrivendomi a una scuola di design e di grafica. I corsi erano tutti in italiano. Non capivo nulla. Mettetevi nei miei panni: un’americana che non parla l’italiano che frequenta un corso di semiotica. Mah.
Una volta conclusa la scuola dovetti affrontare il problema del visto di soggiorno che era legato alla durata degli studi. Questo significava lasciare l’Italia. Eppure le occasioni per rimanere non mancavano. Un’azienda grafica voleva assumermi, ma non riuscirono a farmi avere il visto di lavoro. Furono molto carini, hanno cercato in tutti i modi di trovare una soluzione, ma le quote erano già terminate. Quindi, io e il mio compagno ci siamo guardati in faccia e si siamo detti: o ci sposiamo o ci lasciamo.

La scelta fu quella del cuore. Ci siamo sposati in Usa. E’ molto più facile sposarsi in Usa che in Italia. Ti presenti 24 ore prima con la carta di identità o con il passaporto, e poi dici Yes I do. La vera festa di matrimonio però l’abbiamo fatta in Italia.

L’imprenditrice che c’è in me

Oggi sono un’ imprenditrice di me stessa con tutti i benefici e i rischi del caso. Essere imprenditori in Italia è dura, ma non tornerei mai indietro. Ho meno sicurezza ma ho più libertà. Posso lavorare dal Texas, mi posso spostare, faccio un lavoro che è diverso ogni giorno. Non mi annoio mai.

La mia giornata tipo è frenetica: mi sveglio alle 8; colazione davanti al pc; scrivo il primo post la mattina e programmo le ricette; poi vado al mercato a cercare gli ingredienti; poi cucino, e infine fotografo i prodotti. Faccio tante consulenze a ristoranti e corsi di cucina. Mi occupo anche di mia figlia Juanita.

Ho appena finito una trasmissione televisiva, Street Food Heros, su Italia uno. C’è in programma una seconda serie. In cantiere ho anche altri libri, e mi concentrerò sull’estero: voglio vendere l’Italia fuori dai suoi confini.
Questo paese non passa mai di moda all’estero. Ogni anno i media mondiali dedicano speciali e approfondimenti sulla cucina e sulla moda italiana. Sotto certi punti di vista l’Italia è ancora la Mecca della dolce vita.

Martino Pillitteri
Informazioni su

Communications professional. Founder @migradormusuem #storytelling #marketing #diversitymanagement #creativewriting #Follow me @martinopoly

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