In Italia per caso, a Napoli per scelta

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Omar
Cognome
Suleiman
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Sono arrivato qui in Italia in aereo, perché allora non c’erano i gommoni come adesso.
Vengo da un villaggio minuscolo, dalla provincia della città di Nablus…..40 casette di pietra bianca in mezzo alla montagna e 300 persone che lo popolavano!
Questo lo dico perché ricordo bene che al mio arrivo qui in Italia, a Roma, la dimensione di centri più grandi, di una vera e propria metropoli, io non la conoscevo nemmeno!

Dopo aver fatto tutto il mio percorso scolastico al villaggio e poi a Nablus, una volta finita la scuola superiore c’era mio fratello più grande che aveva lasciato la scuola negli anni Sessanta e che era andato in Kuwait a lavorare, che insisteva con tutti noi fratelli più piccoli affinché andassimo all’università e fuori dal Paese.
Erano gli anni Settanta, in quegli anni in Palestina non era come oggi…quando mi sono diplomato erano ormai otto anni che Israele aveva occupato il resto della Palestina e la Cisgiordania. Le università che c’erano erano un paio, una a Nablus e una a Ramallah, non di più e non c’era possibilità di andare a studiare lì. In attesa di iscriverci all’università non c’ero solo io ma anche un altro mio fratello, di un anno più grande di me. Lui si rivolse al consolato pakistano, fece i documenti e andò in Pakistan. Io invece sono andato in Giordania ed è stato lì che si è deciso il mio destino. Un amico di mio fratello infatti, che aveva a sua volta un fratello che studiava a Roma, mi propose questa cosa: andare a studiare a Roma…in Italia! Per me fu una cosa inimmaginabile all’inizio. Avrei potuto immaginare di finire in Pakistan anch’io, o in India…ma in Europa, in Occidente, a Roma…mai! Dopo aver accettato l’idea proposta da questo amico di mio fratello, per circa un mese in attesa del visto non ho praticamente chiuso occhio di notte, sognando questa cosa incredibile e molto, molto più grande di me!

Dopo aver fatto domanda per il visto, all’ambasciata italiana, ho poi compilato un modulo dovevo scegliere l’ateneo italiano a cui avrei voluto iscrivermi. Ogni università metteva a disposizione cinque posti per gli stranieri, e noi avevamo tre opzioni di scelta: tre città e tre atenei quindi!
Napoli non c’era in questa lista. Scelsi infatti due città del Nord più ovviamente la città di Roma. Passò un po’ di tempo finché arrivò la lettera di risposta in cui c’era scritto: Napoli, Facoltà di farmacia!
La facoltà di farmacia l’avevo scelta io, o meglio era stata una scelta indotta da mio fratello (siccome lui era medico), ma la città di Napoli è stata assolutamente una sorpresa!

Così nel 1977 presi l’aereo e partìì, arrivai a Roma.
La prima cosa che pensai appena arrivato fu di ritornarmene sulla scaletta dell’aereo. Mi spaventava l’essere entrato in una dimensione così grande e da solo, la sola vista della città di Roma…di quella grande metropoli mi terrorizzò. Arrivato nella capitale per fortuna fui ospitato da fratello dell’amico di mio fratello, che mi guidò e mi aiutò ad orientarmi un po’. Il primo passo che avrei dovuto fare di norma sarebbe stato quello di andare a Perugia all’università per stranieri per frequentare il corso di lingua italiana per stranieri, che mi avrebbe consentito di avere il permesso di soggiorno. Su consiglio del mio amico però, che mi disse di evitare tutta questa trafila in cui avrei imparato ben poco italiano a causa dell’ambiente chiuso di quel tipo di università, mi iscrissi ad un istituto linguistico a Roma per avere un certificato e soprattutto cominciai ad andarmene in giro per la città nei mercati, negli autobus ed è stato questo il modo con cui ho imparato l’italiano in modo più immediato. Dopo un po’ di tempo poi decisi di andare finalmente a Napoli per cominciare il mio anno accademico.

L’arrivo a Napoli è stato un gioco del destino perché la perché la mia casa in cui ho abitato si trovava in una strada che si chiamava Montagna Spaccata, a Pianura in provincia di Napoli mentre il villaggio da cui io provenivo si chiamava Nifs Jbil (Metà Montagnella) ed era vicino a Nablus!

Ero passato da Nifs Jbil a Via Montagna Spaccata e da Nablus a Napoli! Era proprio perfetto. Appena arrivai all’università il senso di spaesamento continuò perché c’ero io, un altro palestinese di Giordania e che faceva il lettore all’università e un mio amico giordano, STOP! Non c’erano altri immigrati, il fenomeno dell’immigrazione non c’era come oggi e noi eravamo oggetto di curiosità nell’ambiente universitario. In quegli anni il movimento studentesco e sindacale erano curiosi e ansiosi di conoscere e così il primo anno che frequentai farmacia, mi gettai immediatamente nell’attività d’informazione sulla causa Palestinese. Dopo il primo anno inconcludente a farmacia, decisi così di cambiare corso di studi e mi iscrissi a Scienze Politiche e questo passaggio lo tenni nascosto a casa, lo seppero infatti solo un paio di anni dopo e avvenne una rottura con la mia famiglia. Mio fratello non mi mandò più i soldi per studiare e così fui costretto a cercarmi un lavoro per mantenermi. Ho cominciato facendo l’interprete al tribunale di Napoli e contemporaneamente andavo in giro per incontri e manifestazioni in cui lavoravo sempre come interprete e riuscivo a continuare anche l’attività politica. In quel periodo ero proprio quel che si dice uno studente povero! Dovevo davvero stare attento ad ogni centesimo che spendevo, ma una sera mi venne una voglia matta di andare a mangiare fuori che non riuscì a trattenermi! Era inizio mese e avevo in tasca ottanta mila lire, così chiamai un amico e andammo a berci una bottiglia di vino, insieme ad una pizza e altri stuzzichini…la conclusione della serata fu la conclusione di tutto il mese successivo: avevo speso i miei 80 euro in quella serata e passai l’intero mese al verde!

Negli anni Ottanta poi ho cominciato a lavorare in un caffè dove sono rimasto per circa un anno. Alla fine dell’anno di lavoro in questo caffè, seppi che proprio accanto ad esso si era liberato un piccolo stabile e cominciai a pensare di poter aprire un mio caffè! Con questa idea così, anche se il posto era davvero piccolissimo, chiesi aiuto ai miei familiari e cominciai a fare i lavori! Mentre i lavori procedevano, ebbi poi anche la fortunata coincidenza di avere dalla mia il fatto che in contemporanea il comune stava portando avanti i lavori di rifacimento dei giardinetti antistanti allo stabile, di chiusura della piazza al traffico delle auto. Così nel 1991, in concomitanza con la fine dei lavori del comune, è nato il mio Caffè arabo…una caffetteria sì ma soprattutto un’istituzione culturale, un punto di espressione culturale della mia terra e di tutto il mondo arabo. Lì ho fatto in modo si susseguissero rappresentazioni teatrali, incontri letterali, proiezioni di film e ho cominciato a sperimentare le capacità culinarie! Col passare del tempo poi, spendendomi sempre di più in cucina e realizzando che c’era un nesso che legava il cibo, la cultura e l’appartenenza ho sentito l’esigenza di allargare questo mio progetto e così sette anni fa ho deciso di provare ad aprire un vero e proprio ristorante: AMIR

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Non sapevo cucinare! Mi sono sforzato tantissimo però…ho cercato ricette, ho usato i miei amici come cavie per i miei debutti culinari ma non ho mai abbandonato l’idea che la gastronomia potesse essere uno strumento fondamentale per far entrare la gente nel tuo mondo…ed eccomi qua!

Proprio in questo percorso dove ho cercato di coniugare il lavoro nel campo della gastronomia e l’attività culturale, qui in Italia, affascinato dalla sua storia, dall’arte e dalla sua natura, ho scoperto una grande passione: il teatro.
Sono dodici anni infatti che mi dedico a questa passione, portando in scena racconti di scrittori palestinesi, coinvolgendo i miei amici e conoscenti nella messa in scena delle piece e lavorando io come regista, attore e anche come scrittore! C’è stato un lavoro in cui sono riuscito a coniugare tutte e tre le mie passioni: cucina, cultura palestinese e teatro: MI CHIAMO OMAR, uno spettacolo teatrale scritto da me, che racconta la storia della mia famiglia e in cui ho recitato e cucinato in scena, servendo agli spettatori i miei manicaretti!

Ricordo che la gente rimase incantata dal cibo e dal racconto e dopo quello spettacolo molti sono venuti al mio ristorante…forse per stima o forse più per curiosità. C’è stato qualcuno che, appena entrato, ha subito notato due cose: le bottiglie di vino sulle mensole e le frasi in arabo scritte sul una parete della sala, poco dopo mi sono sentito dire: “Ma lei non è musulmano? E come fa allora ad accostare versetti del Corano sulle pareti e bottiglie di vino sulle mensole?”. A quella curiosità mi è toccato rispondere che ero musulmano sì ma d’origine, che le bottiglie di vino facevano parte del menù del ristorante e che quelle parole alle pareti erano quelle di una poesia di Mahmoud Darwish!

A volte è difficile reggere a certi tipi di exploit,perché se ti avventuri a riflettere in profondità ti senti spesso straniero in quel che ormai è il tuo Paese…e non solo lì! Come fai, per esempio, a spiegare a tuo fratello, che ormai tua figlia è grande e che è libera di vivere la sua vita come crede, quando lui ti telefona di primo mattino per incontrarti urgentemente per dirti di averla vista la sera prima mentre si baciava in un locale con un ragazzo?
Ho sempre avuto la propensione ad essere il “rivoluzionario” di casa su queste cose, ma credo che la mia vita qui in Italia mi abbia aiutato a continuare con questo tipo di pensiero.

Certo mi cadono le braccia quando ad esempio un tipo con la moglie entra al ristorante, fanno un bel pranzo facendo domande sul cibo e sulla mia provenienza (parlando sempre con i verbi al modo infinito) e, una volta saputo che sono palestinese, prima di uscire mi dice : “Noi,io e moglie, tra tre giorni andare tuo Paese” e io gli dico: “Bello ,dove andrete? Visitate Betlemme, Ramallah e andate a Nablus che merita” e lui mi risponde: “NO..NO. Noi andare Istanbul.”

Vabbè che l’Italia è bella proprio perché è varia, ma al posto mio voi che avreste fatto?

Ismahan Hassen
Informazioni su

Mi chiamo Ismahan Hassen, ma per gli amici sono da sempre Esmeralda. Classe 1988, nata a Caserta, tunisina d'origine da parte di madre e di padre ma italiana e napoletanissima d'adozione. Dopo la laurea triennale in "Lingue,culture ed istituzioni dei Paesi del Mediterraneo", continuo gli studi riguardanti il mondo arabo-islamico presso l'Università "L'Orientale" di Napoli. Non sopporto il falso buonismo, la religione con cui si giustifica tutto, i troppi maschi e poco uomini e, ancor di più, le troppe femmine e poco donne. Ho una passione viscerale per la letteratura araba femminile, per la musica leggera italiana ( quella che i papà ti fanno ascoltare in macchina a 2 anni, per intenderci), per il thè alla menta con le mandorle e per la pizza margherita. Ammiro le persone per ciò che sono e sanno darmi più che per il ruolo che ricoprono. Se dovessi descrivere il mio motto di sempre e la mia vita in attimo direi che:"La vita è un pugno nello stomaco solo per chi se lo fa dare ma...il cielo è blu sopra le nuvole".

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