Sempre in attacco. Così gioca il presidente Lu

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Alberto Lu
Cognome
Rong Li
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

“Non bisogna mollare e soprattutto non bisogna avere paura, solo così si può andare avanti. Con questa idea ho costruito tutto, da quando sono arrivato in Italia nel 1985 ad ora, che sono diventato famoso per essere il primo presidente cinese di una squadra di calcio. Ah dimenticavo le presentazioni, mi chiamo Lu e ho 55 anni e vivo a Sesto San Giovanni, vicino a Milano, da 17 anni.

Ma la mia storia qui in Italia era cominciata quasi dieci anni prima
. Era la metà degli anni Ottanta, quando ho deciso di lasciare la città di Hangzhou nella provincia dello Zhejiang che guarda sul Mar Cinese orientale. Non me ne sono andato per difficoltà economiche. Anzi. Nel 1981 quando Den Xiao Ping consentì di aprire alcune aziende private aprii una fabbrica di bottoni che andava molto bene. Gli affari erano buoni, ma volevo essere più libero, soprattutto di vivere e di esprimere quello che pensavo. Ne parlai così con i miei genitori, convinti comunisti e riuscì ad ottenere un visto regolare per l’Italia. Mi ricordo che arrivai a Linate. La mia idea iniziale era quella di lavorare e proseguire gli studi, io che in Cina avevo preso il diploma in ragioneria studiando di sera.

Gli inizi furono difficili ma non troppo. Come sempre mi sono buttato, senza paura. Cominciai a lavorare nei ristoranti. Iniziai da “Alessio” facendo il lavapiatti poi qualche anno dopo passai al Caffè Scala. E anche lì come sempre mi è capitato, ho fatto di tutto, barista, cameriere, aiuto del direttore. Intanto studiavo meglio l’italiano che già esercitavo al lavoro, segnandomi ogni giorno le frasi che sentivo. A casa ogni sera leggevo i giornali e cercavo di imparare qualcosa in più.

Poi nel 1989 presi in gestione il Garden un ristorante. Buona clientela, buon lavoro ma durò cinque anni. E gli ultimi, quelli di Tangentopoli furono difficili e non solo perchè avevamo meno gente ai tavoli. In quel periodo per la prima e unica volta, a parte i viaggi in Cina, lasciai l’Italia. Non durò molto, solo un paio di mesi a Parigi. Ero andato in Francia per capire se si potesse cominciare qualcosa, ma la comunità era più chiusa e le possibilità di crescita minori, così ritornai in Italia a Genova.

Aprii un bar vicino allo stadio e furono due anni davvero molto belli, in cui ho conosciuto tantissime persone, con cui ho ottimi rapporti ancora oggi. Nel 1997 però decisi di ritornare a Milano, dove avevo cominciato dodici anni prima. Dove oltre ad aver lavorato ero stato tra i fondatori della prima associazione cinese di imprenditori in Italia e nel 1988 ero stato uno dei primi stranieri a comprare un immobile, una possibilità che fino a qualche prima era addirittura vietato dalla legge. Aprii un bar, davanti alla Chiesa di San Carlo. Si chiama Lu, come me, lo conoscono tutti, anche se non ha l’insegna.

In questi anni gli affari sono andati bene e ho potuto anche seguire più direttamente quella che e’ sempre stata una delle mie passioni: il calcio. Lo seguivo fin da quando stavo in Cina, leggevo sui giornali e già sognavo di vedere una partita di calcio di Serie A. Poi quando arrivai in Italia iniziai un po’ a fare il tifo per Milan che era stato appena comprato da Berlusconi. Mi piacevano Gullit, Van Basten e lavorando nei ristoranti e nei bar in centro ho avuto anche la possibilità di conoscere i dirigenti di quella squadra. Qualche anno fa però ho avuto l’occasione di dare una mano per il gruppo sportivo San Carlo il cui campo sta proprio di fronte al mio bar. Prima abbiamo fatto da sponsor poi nel 2009 sono entrato nel Consiglio della Città di Sesto e nel 2010 ne sono diventato il vice presidente. Le strade però si sono divise due anni dopo, con la nascita della ASD Sesto Calcio 2012.

sesto 2012

Della squadra sono il presidente e ci ho messo la mia idea di sport. A me interessa dare ai ragazzi uno spazio dove crescere insieme e fare gruppo con il loro compagni e con la società. Per esempio una squadra che vince cinque partite di fila le invito a cena e ovviamento pago io. Ma nel nostro progetto far giocare i ragazzi non e l’unico nostro obiettivo. Per noi e’ fondamentale educarli anche fuori. Un esempio? Se un ragazzo ha delle medie a scuola molto alte metà dell’iscrizione la pago io. E in un periodo di crisi ci stiamo allargando, abbiamo vinto il bando per la gestione di un grande centro sportivo a Sesto San Giovanni dove abbiamo costruito due campetti di calcio, rifatto quello a 11 e dove stiamo riqualificando tutta la struttura. Il tutto sempre con un obiettivo: cercare di continuare a costruire una comunità, un gruppo di amici. Tanto lavoro che ho portato avanti con la cosa che fa andare avanti il mio lavoro e non solo con la Sesto Calcio 2012: la passione. Con la passione, la pazienza ho resistito in questi anni, anche nei momenti più difficili, quando dovevo ricostruire tutto.

Ogni cosa l’ho fatta senza paura, credendo sempre in quella che facevo. Se uno crede in un’idea, un progetto perche’ dovrebbe avere timore? E poi non ho mai aspettato nulla come spesso altri che vengono in Italia. Ho costruito pezzo per pezzo in un paese che ho visto cambiare in 30 anni. Un’Italia in cui mi sono sempre trovato benissimo ma che non e’ più lo stesso. Quello si e’ perso e’ soprattutto l’educazione e il livello di cultura che quando sono arrivato, 30 anni fa, era altissimo.
E la Cina? Ci devo andare tra qualche giorno, lì vivono ancora i miei genitori e nella provincia da cui vengo abbiamo costruito una collaborazione tra la mia società e una dello Zhejiang. Senza contare quello che facciamo con la comunità cinese. Come organizzare feste (quando in via Paolo Sarpi si costruì il primo drago per il Capodanno io c’ero) e cercare di trasmettere i valori ai giovani, soprattutto quello di non avere paura e di lavorare insieme.

Roberto Brambilla
Informazioni su

Classe 1984, milanese di nascita ma cuore granata. Dopo la laurea in lingue, ho scoperto il giornalismo. Sono arrivato a scrivere di sport quasi per caso. E non ho più smesso

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