I graffi e i viaggi che lasciano il segno

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Ahmed
Cognome
Abuob
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Fra sei anni smetterò di lavorare. Penso che starò un po’ in Marocco, un po’ in Italia e farò anche dei viaggetti. Avrò la mia pensione e se le circostanze me lo permetteranno la investirò in opere di bene e darò una mano a due o tre persone che hanno bisogno. Ho una vera predisposizione e vocazione ad auitare gli altri. Se qualcuno mi chiama per un favore, lo faccio volentieri. Sono stato anche un donatore del sangue con l’Avis.
Nella mia vita mi sono sempre dato da fare. Non ho avuto regali ne favori. Mi sono messo in gioco, ho rischiato. C’è un’altra costante nella mia vita: non ho mai chiamato nessuno papà. Lui è morto 5 mesi prima della mia nascita. Non dico che è stato doloroso accettarlo, però è stato il primo graffio della mia vita che ha lasciato il segno. Quando mi capita di vedere i bambini che si divertono con i giocattoli regalati dai loro genitori, sento che mi manca un pezzo di vita, un’esperienza, una sensazione. In compenso ho avuto una mamma che ha fatto il massimo del possibile per non fare sentire soli me e i miei fratelli.

Mio padre aveva una buona posizione sociale. Gestiva un’azienda di legname ed era coinvolto in tanti progetti che generavano reddito. Aveva molti amici e una famiglia numerosa.
Mia mamma invece era una casalinga. Dopo la morte di mio padre ha incominciato a vendere tutto quello che aveva a disposizione. Ci è rimasta solo la casa dove abitavamo e fu costretta a cercarsi un lavoro. Mia nonna e mio nonno si occupavano di noi. Anche mio zio Mohamet ci diede una grossa mano. Io e i miei fratelli capimmo ben presto che non eravamo privilegiati e invece di pensare a giocare come gli altri bambini avremmo dovuto assumerci le nostre responsabilità ed aiutare la mamma il più possibile.

Io avevo stabilito un legame molto forte con la mia città: Fes. Quella città è la mia gioia. Penso sia unica al mondo. Mi piace la gente che ci vive, è molto umana, si respira la storia. Quando esci di casa ti senti parte di qualcosa, i vicini ti curano, ti danno consigli. E’ il classico ambiente dove il quartiere diventa la tua famiglia.
Per quanto riguarda gli studi, ho fatto tutto il percorso, dalle elementari, medie, alle scuole superiori in letteratura classica. Mentre studiavo cercavo di produrre de reddito con lavori part-time.
Ho fatto tutto a Fes, anche l’università. Anche se non volevo fare l’avvocato frequentavo legge; volevo solo conoscere bene la materia e non pensavo al fine economico legato alla laurea. Infatti non mi sono laureato. Un anno prima di finire il ciclo universitario, bel 1984, ho conosciuto mia moglie e ci siamo sposati. Mia moglie è anche lei di Fes.
All’età di trent’anni facevo un lavoro di tipo commerciale, avevo una moglie ed era nato il primo figlio. Incominciai a maturare l’idea di fare nuove esperienze, di uscire dalla rutine, di ampliare i miei orizzonti, di crescere professionalmente. Sono andando all’estero per soddisfare queste motivazioni.

Il primo viaggio lo feci in Francia ma non trovai nulla che potesse convincermi a restarci. Ma però mi ero avvicinato all’Italia, dove viveva mio fratello. Fu lui a suggerirmi di fare una puntatina nel bel paese. E così fu. Presi un aereo e approdai a Varese dove ero al corrente di una possibilità di lavoro. L’impiego era pesante e duro; lavoravo alla sabbiatura del ferro dopo la lavorazione in fonderia. Ho risparmiato un po’ di denaro ma ero molto solo ed isolato. Ho resistito 7 mesi poi sono tornato in Marocco per le vacanze. Dopo le ferie sono rientrato in Italia, questa volta a Milano. In quel periodo ho fatto tutti i documenti per poter rimanere e lavorare. Prima di finire tutti i soldi riuscii a trovare un lavoro di 4 mesi presso la stazione Centrale, poi, l’ufficio di collocamento mi trovò un lavoro in un’azienda di vernici dove lavoro tutt’ora come operaio. Era il 1990. Sei anni fa sono anche diventato cittadino italiano ma il Marocco è sempre nel mio cuore.

Oggi il Marocco è totalmente diverso dal Marocco che ho lasciato. E’ cambiato dal punto di vista politico, demografico, sociale. E’ cambiata la mentalità, i giovani studiano, si laureano e pensano di andare all’estero senza prima giocarsi le loro chance lì. La politica del paese è cambiata in senso buono e positivo anche se restano alcuni problemi.
A proposito di problemi, dal 2000 noto che gli italiani siano molto preoccupati. I primi anni 90 sono stati anni di felicità; ho visto gli italiani che si divertivano, non facevano troppi conti, non badavano alle spese, c’era lavoro e giravano i soldi. Oggi la preoccupazione si legge sulla facce di troppe persone. Io non posso lamentarmi perché grazie a Dio ho un lavoro. Attenzione però: in Italia c’è la crisi ma l’Italia è sempre forte, non molla. È una cosa che sento perché vedo dei progetti che stanno andando avanti, che la gente si sbatte, s’impegna a trovare nuovi sbocchi. Questo paese non si arrende.

Ammetto che pur essendo soddisfatto della mia vita, mi pesa molto la lontananza dalla mia famiglia, dalla mia lingua, dalla mia cultura, dalla mia terra. Vi racconto una cosa che per me è incredibile: in Marocco, una volta, un detenuto che non dimostrava di essere abbastanza pentito peri suoi reati, veniva mandato a scontare la pena in un altro paese. La lontananza era la vera punizione.
La mia presenza lontano dal Marocco non è una punizione. Non sono venuto in Italia perché non avevo nulla da mangiare. Ho fatto la scelta di venire in Italia per migliorare la mia vita e dal primo giorno ho rispettato tutte le regole e le leggi di questo paese.
Sono orgogliosamente marocchino e ci tengo a dimostrare agli italiani che marocchino non è sinonimo di povertà e di maleducazione. Non c’è da vergognarsi di essere poveri, ma sono di essere maleducati.

Martino Pillitteri
Informazioni su

Communications professional. Founder @migradormusuem #storytelling #marketing #diversitymanagement #creativewriting #Follow me @martinopoly

Pubblicato in Avventura, Marocco, Storie Taggato con: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Current ye@r *