Non sapevo dove stavo andando, ma la passione del disegno l’ho portata con me

CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Takuoa
Cognome
Ben Mohamed
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Sono arrivata in Italia che avevo 8 anni, era il 1999. Sono arrivata da Douz, la porta del Sahara, su una nave piena di gente che dalla Tunisia tornava o veniva in Italia per i motivi più diversi mentre io arrivavo per ritrovare mio padre che, per fuggire alle persecuzioni del regime di Ben Ali, era arrivato qui come rifugiato politico quando io avevo solo 4 mesi, lasciandoci in Tunisia.
Non eravamo venuti qui per restarci, l’idea iniziale era stata quella di una vacanza al contrario e soprattutto quella di rincontrare dopo tanto tempo vissuto lontano mio padre. Una volta arrivati qui però è stato proprio mio padre a volere che noi rimanessimo, per questioni di sicurezza fondamentalmente ma anche perché gli eravamo mancati tutti molto: mia madre, io, le mie due sorelle e i miei tre fratelli.

Il primo anno di vita qui l’ho trascorso a Valmontone,un paesino di montagna in provincia di Roma. In quell’anno lì vivevo in una villetta con la mia famiglia ma soprattutto con nonno Giovanni e nonna Ada…i proprietari della villetta che vivevano al piano di sotto e che sono diventati i miei due nonni italiani. A Valmontone, ho cominciato la mia nuova vita partendo dalla scuola. Nonostante non sapessi spiccicare un acca in italiano, una volta iscritta a scuola la cominciai esattamente nella classe corrispondente alla mia età:terza elementare.
Fu anno intenso, ero l’unica straniera in tutta la scuola, ero studiosa sì ma molto taciturna perché, nonostante avessi un’insegnante di sostegno che mi insegnava l’italiano, l’insicurezza nel parlarlo mi frenava dal parlare totalmente. Non ricordo qual è stata la prima parola che ho detto o imparato in italiano…ricordo però bene che quando ho aperto bocca per la prima volta, i miei compagni di classe hanno gridato: “Takoua ha parlato”…e le loro facce erano completamente sbalordite e festanti! Dopo quel primo anno di stabilità raggiunta grazie all’aver riunito la famiglia e al fatto che a scuola ero coccolata da compagni e professori, è arrivato il primo di una lunga serie di trasferimenti che hanno fatto parte della mia vita.

Da Valmontone a Roma, dal paesino alla città, dalla stabilità ad un po’ di irrequietezza che, di lì a poco, si sarebbe manifestata con l’arrivo dell’adolescenza e di un evento importante per il mondo intero: l’11 settembre.
Quel giorno io ero in Francia, ero andata a trovare mio zio che vive lì e mia nonna che lo aveva raggiunto e che non vedevo da tempo, quando all’improvviso la tv cominciò a trasmettere le immagini di quello che stava succedendo negli Stati Uniti. Dopo l’accaduto, una volta tornata a Roma, il peso di quel avvenimento cominciò subito a farsi sentire: chi prima mi salutava, non lo faceva più…mentre prima camminavo tranquillamente con le mie sorelle (entrambe velate) senza che nessuno facesse caso a noi, eravamo invece diventate una vera attrazione (e non in senso positivo)…se prima a scuola non avevo mai avuto problemi, ogni volta che c’era da parlare di quello che era successo venivo chiamata io, che non smettevo di chiedermi il perché.
È stato così che, notando tutti questi cambiamenti intorno a me e alla mia famiglia, soprattutto in riferimento alle mie sorelle che erano velate, ho deciso anch’io di indossare il velo per “testare” se quelle che vedevo erano solo mie paranoie o meno…da allora, per scelta personale, non l’ho più tolto!

Così è cominciato il periodo delle scuole medie e di quell’adolescenza che a me, come a tutti, non ha risparmiato nessuna crisi d’identità! Durante i tre anni delle scuole medie, in concomitanza con l’aver cambiato quartiere in cui vivevamo e ad esserci trasferiti in uno dei quartieri più difficili di Roma, in me sono esistite contemporaneamente due Takoua: la brava ragazza innamorata del disegno ma indisciplinata da aver consegnato appena due lavori al suo insegnante di educazione artistica in tre anni di scuola; e la Takoua “bulla” che aveva imparato ad essere dura e a rispondere “occhio per occhio, dente per dente” a chi la attaccava o cercava di metterla in un angolo, come spesso accadeva in classe.
Il fatto di aver vissuto quei tre anni in un quartiere difficile, è stato quello che forse mi reso più forte mentre dentro cominciavo sviluppare l’attivismo sociale che già cominciava a portarmi in giro a discutere e riflettere su temi importanti…la causa palestinese, al questione del velo e quella dell’islamofobia. Durante quei tre anni, nonostante me la fossi sempre cavata nello studio, l’aver sentito spesso intorno a me delle ostilità mi aveva comunque destabilizzata a tal punto da portarmi alla bocciatura!

Dopo la bocciatura decisi di cambiare classe, convinta com’ero che l’ambiente e le persone che ti circondano hanno il potere di influenzarti o aiutarti immensamente, a seconda dei casi. Una volta cambiata classe, andai dritta per la mia strada fino all’esame di terza media il cui verdetto fu: “Indirizzo consigliato: liceo artistico”.
Nonostante avessi sempre amato disegnare, fin da quando vivevo in Tunisia dove disegnavo sui muri, sulle palme e perfino sul pavimento del cortile, il liceo artistico non lo volevo fare…il motivo? Perché non mi avrebbe portata da nessuna parte in futuro…pensavo!
Decisi quindi di iscrivermi all’istituto professionale chimico biologico per il primo anno. Dopo il primo anno, decisi di passare al chimico biologico sanitario…dopo questa ulteriore prova decisi infine di iscrivermi al commerciale e lì anziché cominciare dal terzo anno, fui costretta a ricominciare dal primo e fare tutto il quinquennio! È stato forse in questo periodo della mia vita che ho capito davvero come si possa cadere facilmente negli stereotipi ma, per fortuna, altrettanto facilmente uscirne. Nella mia stessa classe c’era un ragazzo, uno di quelli a cui piaceva farsi riconoscere ed identificare come “fascista”. Nella sua testa infatti, lui era contro gli immigrati e quindi tra noi, pur essendo nella stessa classe, non c’era la minima comunicazione. Un giorno però, mentre io mi trovavo a raccontare alle mie compagne di classe che sull’autobus c’era un tipo che mi infastidiva e seguiva…accadde l’impensabile! Mentre ero nel mezzo del racconto, “il ragazzo fascista” si avvicinò al gruppo e iniziò a chiedere informazioni sul tipo che mi dava fastidio. Di lì al conoscersi e cominciare a parlare di noi, il passo fu molto breve…e così fu! Parlando e conoscendoci al di là delle facciate, io scoprì che le sue convinzioni non erano altro che frutto della paura dell’altro, e lui scoprì che il mio velo non era un chiaro simbolo di terrorismo. Alla fine di quella conversazione, le sorprese per me non finirono: all’uscita della scuola infatti proprio lui mi aspettava per “scortarmi” a casa. Quel giorno è stato l’inizio di una grande amicizia che dura ancora oggi.

Dopo la fase delle superiori, decisi di entrare all’accademia di cinema d’animazione a Firenze, Nemo Academy Of Digital Arts. Aspettavo questo momento da quattro anni, e finalmente, mi costruii un mio curriculum vitae fatto dai disegni più belli che avevo realizzato, da tutti gli articoli di giornale in cui ero comparsa, da tutte le attività sociali e le mostre che avevo realizzato in molti posti e città, anche in moschea di Centocelle a Roma. Con questo malloppo di cose, il giorno dopo partii per Firenze e mi presentai al colloquio e…il direttore dell’accademia mi disse di SI!

Da quel momento in poi, per me è cominciato tutto quello che ha a fare con la mia passione per il disegno che mi porto dietro fin da quando ero bambina in Tunisia. In verità ho provato quasi tutti i tipi di arte, come la pittura su ceramica, la calligrafia araba, la pittura, i murales ma non ho mai smesso di disegnare fondamentalmente e son riuscita a trovare me stessa in questa arte…

Scrivendo storie soprattutto sulle ragazze che, come me portano il velo, e sulle difficoltà che si ritrovano nel loro cammino in una società che non è musulmana, ho trovato il modo di esprimere me stessa, e ciò che voglio urlare alla società…insomma la libertà di parola attraverso il fumetto o meglio, come lo chiamo io, “fumetto intercultura”. In questo processo, il rapporto con il mio paese di origine è sempre forte…ma mentre la Tunisia mi ricorda la mia infanzia, legata al regime soprattutto, all’Italia devo molto per avermi soprattutto aperto la mente.

Ismahan Hassen
Informazioni su

Mi chiamo Ismahan Hassen, ma per gli amici sono da sempre Esmeralda. Classe 1988, nata a Caserta, tunisina d'origine da parte di madre e di padre ma italiana e napoletanissima d'adozione. Dopo la laurea triennale in "Lingue,culture ed istituzioni dei Paesi del Mediterraneo", continuo gli studi riguardanti il mondo arabo-islamico presso l'Università "L'Orientale" di Napoli. Non sopporto il falso buonismo, la religione con cui si giustifica tutto, i troppi maschi e poco uomini e, ancor di più, le troppe femmine e poco donne. Ho una passione viscerale per la letteratura araba femminile, per la musica leggera italiana ( quella che i papà ti fanno ascoltare in macchina a 2 anni, per intenderci), per il thè alla menta con le mandorle e per la pizza margherita. Ammiro le persone per ciò che sono e sanno darmi più che per il ruolo che ricoprono. Se dovessi descrivere il mio motto di sempre e la mia vita in attimo direi che:"La vita è un pugno nello stomaco solo per chi se lo fa dare ma...il cielo è blu sopra le nuvole".

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