Vedi Positano e poi piangi

hajar
CARTA D'IDENTITÀ
Nome
Hajar
Cognome
Tanji
Paese di provenienza
Motivo del viaggio

Sono arrivata in Italia che ero piccolina, mi ci ha portato mia madre per raggiungere mio padre che viveva qui dal 1989, dopo esserci arrivato con alcuni amici ed essersi stabilito prima a Padova, dove ho vissuto per un po’, e poi a Pordenone. Non ho ricordi precisi e netti di quel mio primissimo viaggio in aereo, ma ecco sì…sono arrivata in aereo, un elemento che poi è stato molto presente nella mia vita fino ad oggi.
Pur avendo vissuto la migrazione in prima persona, anche se piccolina, ho sempre vissuto tra due culture molto differenti sì tra di loro, ma tenute insieme da persone che le amavano entrambe, primo fra tutti mio padre follemente innamorato dell’Italia.
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Appena arrivata qui, siccome appunto ero piccolina e i miei lavoravano entrambi, non avendo noi parenti qui,sono cresciuta con una famiglia italiana e profondamente cattolica. Quante volte è capitato che io tornassi a casa dei miei e fine giornata e mi facessi il segno della croce a tavola magari o che nominassi a caso tutti i Santi di Padova quando mi cascava qualcosa a terra? Tante!!! Non a caso, la prima parola in italiano che io ho imparato a dire, e che ripetevo in continuazione, è stata: Sant’Antonio! Il protettore della città di Padova mi veniva da nominarlo nei momenti più disparati, quasi come fosse un intercalare!
Sì facevo un po’ di gaffes davanti alla mia famiglia musulmana, questo è vero ma era tutto così tranquillo che non ho (quasi) mai vissuto con “gravità” il fatto di essere arrivata qui da un altro paese o il fatto che i miei genitori lo avessero fatto. Quando sono arrivata in Italia, non eravamo certo i primi stranieri che arrivavano, né tantomeno i primi marocchini nonostante comunque la presenza degli immigrati all’epoca non fosse quella di oggi.

Oltre alla mia famiglia italiana, tra i primissimi e bei ricordi di quando sono arrivata qui, c’è quello della mia amichetta del cuore dell’epoca: una bambina italiana con cui passavo i miei pomeriggi tra i dolci preparati dalla sua nonna e il thè marocchino preparato, quando poteva, dalla mia mamma.
Per dei ricordi belli e un’amicizia che dura fino ad oggi, una controparte un po’ brutta non poteva mancare…forse. Passati i tempi delle scuole elementari, cresciuta quindi un po’e arrivata alle medie e alle superiori, quella “gravità” per essere arrivata da un altro paese, che fino ad allora non avevo avvertito, cominciai a sentirla. Ho vissuto infatti sulla mia pelle il razzismo a scuola, sia dai parte degli insegnanti che da parte, a volte, dei compagni e delle compagne di classe. Dalla semplice e continua storpiatura del mio nome, con la scusa che nessuno fosse capace di pronunciarlo, fino alle più palesi ed evidenti differenziazioni che si facevano tra amichette per inviti alle festicciole e tra gli insegnanti per i voti da assegnare, il periodo dell’adolescenza non è stato facilissimo per me.
In quegli anni della mia vita, mi sono sentita spesso diversa dalle altre ragazzine che mi stavano intorno, come mai prima di allora mi era capitato. In quel momento, i miei genitori e la mia amichetta del cuore mi hanno aiutato a capire che in realtà io non ero diversa da niente e da nessuno, o meglio, che il fatto che io lo fossi, al limite, era prendere come una ricchezza e non come una condanna!
È stato in quegli anni che, cominciando ad andarci regolarmente ogni estate, ha cominciato a stringersi più saldamente il legame con l’Islam, dove ho trovato la mia serenità, e col mio paese d’origine, il Marocco. Mentre questo legame si stringeva allo stesso tempo, forse troppo scottata dall’esperienza scolastica che stavo vivendo, io continuavo a provare sempre un po’di distacco dall’Italia e dai luoghi in cui, tra Veneto e Friuli, ero cresciuta. Nonostante ciò, con l’Italia continuavano comunque a crearsi dei “ponti” importanti e tutto grazie all’aereo, ancora una volta!
I miei nonni dal Marocco venivano in Italia e mi portavano a Gardaland, la zia Anna e lo zio Beppi (la mia famiglia italiana) venivano con noi a passare le vacanze in Marocco!

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Una volta finito il liceo e arrivata all’università, ho cominciato a viaggiare sempre di più (ecco l’aereo che ancora una volta ritorna nella mia vita)…per passione, per vedere nuovi posti, per conoscere gente nuova. A differenza di mio padre, non sento di aver mai avuto un motivo particolare per cui poter dire di amare l’Italia, ma è stato proprio in uno di questi miei viaggi che ho trovato il mio motivo per innamorarmi dell’Italia, o meglio del sud d’Italia: Positano.

Sono andata a Positano circa 3 anni fa e, come dico io, ci sono andata di nascosto! Senza tag, foto o localizzazioni GPS via Facebook, sono arrivata in questa cittadina magnifica dove le persone erano ospitali, gentili, sorridenti, cibo buonissimo e paesaggi mozzafiato…è stata una cosa fantastica!
Io quando ho visto Positano ho fatto un remake di “Vedi Napoli e poi muori”…nel mio caso: “Vedi Positano e poi piangi”! Incrociando questo luogo fantastico, è stato appena due anni fa che ho cominciato a smussare un po’quella freddezza che dai tempi delle scuole medie e del liceo mi si era creata dentro e che, col tempo ed altri avvenimenti, era cresciuta.

Nonostante io stia ancora cercando di smussare quella freddezza che provo nei suoi confronti, l’Italia è per me il Paese che non ha rivali in campo artistico e culturale in nessuna parte del mondo. Tra una sorella che, nata qui, mi parla sempre più spesso in dialetto veneto e l’altra che studia e vive in Marocco, finiti i miei studi il mio futuro lo vedo adesso lavorando magari per l’Italia o per il Marocco ma altrove da entrambe, portando con me, per vanità, le mie colorate manine di Fatima marocchine e le mie adorate scarpe italiane!

Ismahan Hassen
Informazioni su

Mi chiamo Ismahan Hassen, ma per gli amici sono da sempre Esmeralda. Classe 1988, nata a Caserta, tunisina d'origine da parte di madre e di padre ma italiana e napoletanissima d'adozione. Dopo la laurea triennale in "Lingue,culture ed istituzioni dei Paesi del Mediterraneo", continuo gli studi riguardanti il mondo arabo-islamico presso l'Università "L'Orientale" di Napoli. Non sopporto il falso buonismo, la religione con cui si giustifica tutto, i troppi maschi e poco uomini e, ancor di più, le troppe femmine e poco donne. Ho una passione viscerale per la letteratura araba femminile, per la musica leggera italiana ( quella che i papà ti fanno ascoltare in macchina a 2 anni, per intenderci), per il thè alla menta con le mandorle e per la pizza margherita. Ammiro le persone per ciò che sono e sanno darmi più che per il ruolo che ricoprono. Se dovessi descrivere il mio motto di sempre e la mia vita in attimo direi che:"La vita è un pugno nello stomaco solo per chi se lo fa dare ma...il cielo è blu sopra le nuvole".

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