Altri dati

Stranieri: 4 pizzaioli su 10
Sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore della pizza ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell’Accademia Pizzaioli. Di questi, 65 mila sono italiani, mentre tra gli stranieri a prevalere sono i circa 20 mila egiziani e gli oltre 10 mila marocchini. Fonte Coldiretti

Le presenze straniere in Italia dal 1974 ad oggi
Se nel 1974 si contano 200mila stranieri, nel 1979 si passa a 300mila, nel 1986 si raggiunge già il mezzo milione di presenze. Il numero di un milione di stranieri si stima sia stato invece superato nel 1995, quota che raddoppia già nel 2000, fino ad arrivare ai tre milioni nel 2005. I quattro milioni sono stati infine raggiunti nel 2008 e l’ultimo dato indica 4,9 milioni di stranieri presenti in Italia a inizio 2013.
Da una decisa prevalenza femminile fino ai primi anni Ottanta, si è passati a una maggioranza maschile a fine secolo scorso. E dopo un breve periodo d’equilibrio, oggi, si è arrivati a una nuova leggera prevalenza femminile (del 53%, contro il 47% di maschi). Fonte Ismu

In Italia convivono più di 189 nazionalità diverse
All’appello mancano solo i cittadini di Narau, Micronesia e Vanuatu. Ad oggi gli stati membri dell’Onu sono 193, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, a cui si aggiungono Città del Vaticano (riconosciuta da 180 Paesi); la Palestina (riconosciuta da 120); il Kosovo (da 109); Taiwan (da 22, ma non dall’Italia); Cipro del Nord (riconosciuta solo dalla Turchia); Abcasia e Ossezia del Sud (riconosciute da 5-6 paesi compresa la Russia).
In questo contesto in Italia, al 1° gennaio 2013, dei 193 Paesi riconosciuti dall’Onu risiedono 189 nazionalità diverse (mancano all’appello i cittadini di Nauru, che conta in patria poco più di 10mila abitanti, di Micronesia (poco più di 100mila) e di Vanuatu (oltre 250mila abitanti). Inoltre l’Italia conta tra i suoi residenti cittadini del Vaticano, palestinesi e kosovari, che sono però appartenenti a stati non membri dell’Onu, oltre a taiwanesi e agli apolidi. Inoltre poiché l’Italia non riconosce l’Abcasia, l’Ossezia del Sud e Cipro del Nord non si è in grado di determinare l’eventuale effettiva presenza in Italia di cittadini con nazionalità di questi ultimi paesi. In definitiva, così, oltre agli italiani sul territorio nazionale sono iscritte in anagrafe al 1° gennaio 2013 altre 189 differenti cittadinanze riconosciute dall’Onu: dai cittadini provenienti dagli stati più grandi come la Cina (un miliardo e 400 milioni di abitanti, con 223mila residenti in Italia) e l’India (129mila residenti in Italia) a quelle dei paesi meno popolosi del mondo come Tuvalu e Palau (rispettivamente con circa 10mila e 20mila abitanti, e tre e due residenti in Italia).

Sul luogo di lavoro gli immigrati parlano italiano
Il primato spetta agli ucraini. Secondo un recente report Istat sulle diversità linguistiche, il 91% degli immigrati parla prevalentemente italiano sul luogo di lavoro, il 60% con gli amici e il 38% in famiglia. Gli stranieri di madrelingua cinese vedono scendere tali quote rispettivamente al 51%, 28% e 9%. Sul lavoro il collettivo che più utilizza la lingua italiana è quello ucraino (98%), tra gli amici il primato va agli ai madrelingua spagnoli (74%) e ai madrelingua francesi (72%), e in famiglia ai madrelingua russi (67%).

1962. Apre a Milano il primo ristorante cinese

Parrucchieri cinesi a Milano.
Taglio sempre più straniero, molti i negozi etnici a Milano. Sono 552 i parrucchieri e gli estetisti stranieri in città, circa un’attività su nove tra le imprese individuali del settore. Un fenomeno in crescita, +19% rispetto al primo trimestre 2012 e in controtendenza rispetto alla leggera contrazione dei professionisti italiani, -0,5% di ditte in un anno.
I nuovi “barbieri” meneghini sono soprattutto cinesi, con il 51,8% delle imprese individuali attive tra i non italiani, in crescita del 30,6% rispetto a tutto al settore. Seguono marocchini (5,6%), dominicani (3,1%), svizzeri (2,7%) e brasiliani (2,5%). Un fenomeno recente, considerando che delle 286 imprese individuali con titolare cinese, il 20,3% è nato nel 2011 e il 32,9% nel 2012. Donna e giovane il coiffeur tipo cinese, il 64,3% dei titolari appartiene infatti al gentil sesso e quasi la totalità dei titolari ha un’età compresa tra i 18 e i 49 anni. Milano è la prima provincia italiana per numero di imprese: nell’area milanese, infatti, si concentra il 27,9% dei parrucchieri cinesi che lavorano in Italia. Seconda Torino (7,2%) e terza Bologna (5,1%). Dati 2013 camera di commercio.

Le imprese straniere i Italia.
Su 6 milioni di imprese operanti in Italia nel 2013, 497.080 sono condotte da persone nate all’estero (l’8,2% del totale). Aziende che producono un valore aggiunto di 85 miliardi e sembrano riuscire a resistere alla crisi: rispetto al 2012, le imprese italiane sono diminuite di quasi 50mila unità, mentre quelle straniere sono aumentate di 18mila. La crisi economica viene avvertita maggiormente dai 2 milioni di occupati stranieri: rispetto al 2007 gli stranieri perdono 9 punti di tasso di occupazione, contro i 3 punti degli italiani.

Baranzate supera quota 30%. Per la prima volta l’incidenza della popolazione straniera supera la soglia del 30%: avviene a Baranzate (MI), dove poco meno di un cittadino su tre è straniero. In molti comuni, specialmente al Centronord, si registra un’incidenza superiore al 20%. Nelle grandi città del Sud, invece, l’incidenza della popolazione straniera non supera il 3%: in fondo alla graduatoria troviamo tre capoluoghi della Puglia come Brindisi (2,4%), Barletta (2,2%) e Taranto (1,3%).

100 mila acquisizioni di cittadinanza italiana. I cittadini stranieri naturalizzati italiani nel 2013 sono stati 100.712, il 54% in più rispetto all’anno precedente. Di conseguenza, l’indice di acquisizione della cittadinanza (che misura la percentuale di cittadini stranieri che ottengono la naturalizzazione) aumenta dall’1,5% al 2,1%. A livello locale, i livelli massimi di questo indice si registrano nei comuni del Nord (particolarmente in Lombardia, Veneto ed Emilia): il primato spetta a Lumezzane (BS), con il 7,4%

 

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